A parole tutti difendono il made in Italy, che sia l’agroalimentare o un altro settore, ma nei fatti prevale quella "parte minoritaria ma piu’ forte" che lo contrasta, "cerca di frenare le leggi o di aggirarle". Una lobby da cui ha messo in guardia, oggi, a Cheese, Sergio Marini, il presidente nazionale della Coldiretti. Cosi’ mentre cresce l”agripirateria’ – il giro d’affari, calcolato in 12 miliardi all’anno, tende a crescere ancora – le produzioni piu’ genuine devono cercare di reggere a una concorrenza impari e spesso sleale, mentre il consumatore resta confuso.
"La qualita’ del made in Italy – dice Marini – e’ probabilmente l’unica leva competitiva del nostro Paese ma, accanto a un pezzo d’Italia di gente onesta, ce n’e’ un altro, numericamente inferiore, ma piu’ forte, fatto di truffaldini e delinquenti che cercano di lasciare le cose in sospeso, di non fare le leggi o di renderle inapplicabili. Ma se questa lobby non la smontiamo – ammonisce Marini -, il problema ricade su tutto il Paese, e’ in gioco il nostro futuro".
Dalla legge ‘salvaolio’ appena entrata in vigore ma spesso ignorata, alla brucellosi nascosta nelle bufale campane e’ una lotta alle frodi alimentari, che non di rado possono avere conseguenze sulla salute umana. "Non deve mai prevalere la mistificazione – osserva Giuseppe Vadala’, presidente della divisione per la Sicurezza Agroalimentare ed Agroambientale del Corpo Forestale – i prodotti che vengono dall’estero sono ben accette se di buona qualita’, l’importante e’ che tutto sia chiaro sull’etichetta e che siano sotto il marchio della bandiera italiana, se italiani non sono". Ci sono frodi che possono avere implicazioni sanitarie, come il caso delle bufale campane: "Abbiamo sequestrato 6 allevamenti e 2.000 animali e i controlli sono ancora in corso – spiega Vadala’ – abbiamo scoperto che per coprire la brucellosi veniva usato un vaccino, ma cosi’ la patologia non si riuscira’ mai a debellare".
Nel complesso, tuttavia, il sistema dei controlli sta portando a buoni risultati: "I casi di allerta di tipo sanitario sono in calo – rivela Lucia Decaselli, responsabile Controllo Alimenti ed igiene dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte-Liguria e Valle d’Aosta – e al 50% arrivano da Paesi extra-Ue – ma e’ necessario che ci sia un maggior raccordo, quando ci sono situazioni critiche, tra i Paesi membri dell’Unione Europea". Il presidente di Slow Food, Roberto Burdese, invita pero’ a non disperdere gli sforzi in battaglie inutili, nella lotta alle contraffazioni: "Non serve fare la guerra al Prosec della Croazia, solo per il nome tanto per fare un esempio – e’ sbagliato, basta che il consorzio di quel vino e quello del Prosecco si mettano d’accordo sulle regole. Quello su cui dobbiamo impegnarci e’ di creare un’alleanza tra i consumatori e i produttori per difendere la qualita’ dell’agroalimentare".
































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