Strappo Forza Italia su manovra-decadenza. Cav, fine larghe intese

Oggi l’addio al governo, domani al Senato: lo strappo annunciato di Silvio Berlusconi si e’ consumato sulla manovra alla vigilia della ‘cacciata’ da Palazzo Madama fissata per domani sera. Tutto era gia’ scritto, il copione era pronto. E il Cavaliere lo aveva recitato per intero nella conferenza stampa di ieri dove ha giocato l’ultima carta, quella della lettera-appello alle opposizioni, caduta pero’ nel vuoto. La chiusura totale di Pd e M5S a qualsiasi ipotesi di rinvio del voto (in attesa di una "revisione" del processo Mediaset dopo le nuove carte esibite dal Cav), non ha sorpreso certo Berlusconi che infatti aveva gia’ predisposto l’artiglieria pesante nel giorno dell’uscita a forza dal Senato: ha ‘convocato’ la piazza (”e’ solo l’inizio’, ha avvisato) e organizzato una no-stop mediatica degna delle piu’ accanite campagne elettorali: "A la guerre comme a la guerre", dunque. E ‘nessuna intenzione di indietreggiare o chinare il capo, anzi – ha fatto sapere – ‘vado avanti fino alla fine’. Parole che hanno scosso il Pd: ”Quella di Berlusconi e’ una ‘escalation che rompe il sistema democratico”, ha attaccato Danilo Leva per il quale il Cav incarna sempre di piu’ l”anti-Stato’. Una mossa, quella del Cav, che Angelino Alfano (divenuto a’ncora di salvezza di Letta), ha voluto condannare con forza anche per sottolineare il suo nuovo ruolo di salvatore della patria: ”E’ sbagliato sabotare il governo e portare il paese al voto”, e poi la legge di stabilita’ ”e’ una scusa che non regge di fronte alle difficolta’ del paese".

Certo per Berlusconi resta una grande preoccupazione, quella del carcere (giudicata comunque "irreale" dai suoi legali), perche’ dicono i suoi dietro le quinte – c’e’ sempre qualche procuratore in cerca di visibilita’ che prepara la ‘trappola’. Si avvicina il ‘Decadenza-Day’ e i Palazzi trattengono il fiato: si chiude simbolicamente un ventennio, ma c’e’ l’incognita del futuro, peraltro ipotecato dallo stesso Cavaliere. La notizia dello strappo ha raggiunto Enrico Letta mentre era impegnato nel bilaterale Italia Russia a Trieste. Per il premier l’addio di Berlusconi non e’ certo un trauma, se lo aspettava e comunque ora si allontana quello stato di precarieta’ perenne dovuto alle intemperanze del Cavaliere. Ora tutto e’ piu’ chiaro e anche se la maggioranza e’ ridotta numericamente e’ pero’ piu’ compatta e solida. "Io lavoro incessantemente per avere una situazione non caotica in Italia”, ha detto tra l’altro il premier proprio a significare la necessita’ di togliere dal campo i fattori di disturbo.

Letta appena giunto a Roma e’ salito al Quirinale per riferire a Napolitano della nuova situazione. E anche il Colle ha affrontato il caso quasi fosse di routine. E questo perche’ l’addio del Cavaliere e’ avvenuto in modo indolore (nessun ministro da rimpiazzare, maggioranza ancora in piedi e autosufficiente). Altrettanto indolore, quindi, la soluzione: una verifica-lampo con il voto di fiducia gia’ pronto stasera al Senato sulla manovra. Quella sara’ la sede – hanno convenuto Napolitano e Letta – per sancire la vitalita’ dell’esecutivo e andare avanti. E per decretare la rottura con Fi che, come annunciato dai capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, non voteranno la fiducia al ‘governo delle tasse’. Ma l’idea della fiducia-sprint non e’ piaciuta affatto agli azzurri che avrebbero voluto l’ apertura formale della crisi.