“L’Italia è al 45° posto su 70 Paesi nella graduatoria della competitività del 2026, dieci posizioni sotto la media europea” e “nel 2050 il rapporto tra pensionati e lavoratori potrebbe raggiungere uno a uno.
Gli over 65 passerebbero dal 25,1 al 34,6 per cento della popolazione. Numeri che impongono di ripensare lavoro, welfare, previdenza, formazione e natalità insieme.
Invece il confronto pubblico sulle pensioni continua troppo spesso a concentrarsi sull’ennesima quota, sulla deroga o sulla finestra d’uscita”.
Così il costituzionalista Sabino Cassese, dalle pagine del Corriere della Sera, citando i dati del libro “Il futuro rubato” di Antonio Mastrapasqua.
“Lo stesso accade con i giovani. Tra il 2011 e il 2024, ricorda Mastrapasqua, circa 630 mila under 35 hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero. Nel solo 2024 sono emigrati 25 mila giovani laureati tra 25 e 34 anni e ne sono rientrati poco più di 4 mila.
Il Rapporto della Sapienza osserva lo stesso fenomeno da un punto di vista diverso: il mercato del lavoro italiano continua a incontrare difficoltà nell’attrarre e trattenere talenti, mentre carenze di formazione aziendale, debolezza organizzativa e resistenza al cambiamento limitano la competitività.
Non manca dunque il materiale per una politica dei giovani. Manca forse la capacità di collegare i fenomeni”.
Il giurista parla quindi di “una politica sempre più loquace e sempre meno capace di ascoltare. Parla ogni giorno, commenta tutto, promette molto. Ogni avvenimento produce una dichiarazione, ogni disagio un bonus, ogni protesta una misura, ogni sondaggio un nuovo messaggio. Ma proprio questa continua occupazione del presente rischia di far perdere di vista i problemi profondi del Paese”.





























