Se Napolitano dimentica la terzietà del presidente della Repubblica – di Leonardo Cecca

A pensare che la Corte Costituzionale deve essere come un ago della bilancia perfetta, cioè non pendere da nessuna parte, e poi vedere come avviene l’elezione di alcuni suoi membri, ove prevale in primis il credo politico e poi tutto il resto, c’è da restare esterrefatti e vergognarci dei nostri rappresentanti.

Lo stesso dicasi per il Capo dello Stato nel quale la terzietà deve imperare sopra ad ogni cosa in quanto, oltre alle varie prerogative, ha anche la "costituzionale" possibilità di eleggere 5 senatori a vita, potere che può arrivare a vanificare il responso elettorale relativo ad una camera del Parlamento. Tutti i senatori a vita eletti da Napolitano, caso più unico che raro, sono simpatizzanti della sinistra, come se nel centro destra fossero tutti ottusi e questo comportamento è molto riduttivo della figura di un Capo di stato. Buzzanca direbbe: "mi vien che ridere".

Considerato l’argomento, mi viene in mente la "lungimiranza" che ebbe Ciampi nel nominare senatore a vita Napolitano, tenendo presente il suo importante curriculum. A parte le piccole quisquilie, relative all’appartenenza volontaria ai GUF, ai rimborsi aerei, all’aver fatto il tifo per i sovietici che massacravano i magiari, ai vantaggi economici non da poco della legge "Mosca", a Napolitano Presidente dobbiamo anche i 3 governi non legittimati dalle urne, che ci stanno portando verso la povertà, e l’aver caldeggiato la cacciata di Gheddafi, con tutte le nefaste conseguenze che ne sono derivate, ivi compreso un esodo sempre più segnato da morti.

Se Ciampi, invece di nominare senatore a vita Napolitano, avesse optato per la Fallaci che certamente non era di destra e che sicuramente era stata tra i partigiani a difendere Firenze, avrebbe fatto cosa più saggia, ma, purtroppo, la Fallaci, forse la nostra più grande giornalista, aveva due grossi difetti mal visti dalla sinistra: l’essere più obiettiva possibile e prevedere il pericolo dell’estremismo islamico e, pertanto, non democraticamente corretta. Ecco in poche parole la lungimiranza delle nostre cariche istituzionali che dovrebbero agire nel nome dell’imparzialità e non della casacca che hanno indossato e che purtroppo continuano ad indossare.