"Noi dobbiamo tanto, se non tutto, a Silvio Berlusconi. Solo a lui spetta decidere cosa fare" delle sorti del governo: "L’importante e’ essere uniti. Il nostro e’ un grande partito, con una grande storia. Siamo gia’ stati all’opposizione: dobbiamo essere pronti a tutto, anche a tornare all’opposizione". Davanti ai senatori del Pdl, riuniti proprio mentre la Giunta per le elezioni di palazzo Madama sta incardinando il ‘dossier Berlusconi’, Renato Schifani non usa giri di parole. L’assemblea serve per ricompattare il gruppo del Pdl, per evitare fughe in avanti di presunti ‘aperturisti’ non fedeli alla linea. Ma soprattutto serve per spiegare che, da Arcore, ancora non e’ arrivato un messaggio chiaro sul da farsi.
"La crisi dipende da altri partii, non da noi. Il Pdl e’ unito, pronto a qualsiasi battaglia", dice Schifani ai giornalisti. Poi s’infila nell’ascensore e, davanti a chi gli chiede quali saranno le armi e lo scenario di guerra, mormora appena: "Ho gia’ detto troppo…". Poco prima, a porte chiuse, Schifani non aveva nascosto ai suoi che i segnali "ostili e ideologici" che arrivano dal Pd sono "chiari: hanno l’occasione di eliminare Berlusconi, non la perderanno". Il suo ragionamento e’ legato alla storia politica di Berlusconi: c’e’ in gioco la sua "agibilita’ giuridica e personale". Come si legge, nero su bianco, su un biglietto lasciato nella stanza della riunione.
Ad assemblea finita, quando sul tavolo dove siedeva l’ex presidente del Senato non e’ rimasto che un foglietto e i confetti Pelino al cioccolato, qualcuno dei presenti spiega che la "battaglia" a cui fa riferimento Schifani potrebbe aprirsi gia’ venerdi’ o sabato, al rientro di Enrico Letta da San Pietroburgo. A quel punto, l’inedita maggioranza di governo potrebbe non essere piu’ tale. I ministri del Pdl, spiegano alcuni senatori, potrebbero rassegnerare le dimissioni dall’esecutivo al ritorno del premier dal G20 in Russia. Ben prima, quindi, della riunione della Giunta del Senato in programma per lunedi’ pomeriggio. Venerdi’, infatti, si dovrebbe riunire a palazzo Grazioli l’ufficio di presidenza del partito, anche se la convocazione non e’ ancora stata formalizzata. Li’ Silvio Berlusconi potrebbe chiedere ai ministri del Pdl di ritirarsi dal governo Letta ("Non dimentichiamoci che sta in piedi grazie al nostro permesso", sottolinea Lucio Malan), aprendo scenari che neanche il Cavaliere puo’ prevedere del tutto. "Sono tante le opzioni sul tavolo", riconosceva davanti ai senatori lo stesso Schifani. Ma la strada che porta alle urne e’ molto stretta: prima di tornare a votare, e’ la linea piu’ realistica disegnata dall’ex presidente del Senato, il Pdl potrebbe doversi accontentare di "tornare all’opposizione".
































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