Non soltanto numeri, percentuali e statistiche. Dietro ogni migrante c’è una persona, con una storia, una famiglia, paure e speranze.
È questo il messaggio lanciato da monsignor José Domingo Ulloa, arcivescovo di Panama, durante la messa celebrata in occasione del Mese del Migrante.
Di fronte all’incessante transito di persone provenienti dal Sudamerica, il religioso ha rivolto un appello a non smarrire l’umanità e l’empatia, anche quando si parla di controllo delle frontiere e gestione dei flussi migratori.
Panama, l’appello dell’arcivescovo per i migranti
Ulloa ha sottolineato che le politiche di controllo dei flussi non devono trasformare lo straniero in un nemico.
Secondo l’arcivescovo di Panama, l’accoglienza non può limitarsi alle parole, ma deve tradursi in azioni concrete capaci di sostenere le persone e le famiglie che arrivano nel Paese dopo percorsi spesso segnati dall’incertezza.
Un approccio che, nelle parole del religioso, deve tenere insieme la gestione della realtà migratoria e il rispetto della dignità delle persone.
“Dietro ogni numero c’è un volto”
Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Ulloa riguarda proprio il modo in cui viene raccontata la migrazione.
“Le cifre sono necessarie, ma possono farci perdere di vista che dietro ogni numero c’è un volto”, ha affermato.
Un richiamo a non trasformare il fenomeno migratorio esclusivamente in una questione di dati, percentuali e statistiche.
Ogni numero, ha ricordato il religioso, rappresenta infatti una persona con una propria storia e una propria dignità.
“Prima di essere migranti, sono persone”
L’arcivescovo ha quindi ribadito il principio che, a suo giudizio, dovrebbe guidare qualsiasi politica migratoria.
“Nessuna politica sull’immigrazione può farci dimenticare una verità fondamentale: prima di essere migranti, sono persone e la loro condizione non può mai cambiarne la dignità”, ha affermato Ulloa.
Parole pronunciate in un Paese che si trova lungo una delle principali rotte migratorie del continente americano e che negli ultimi anni è stato direttamente coinvolto nella gestione dei flussi provenienti dal Sudamerica.
Frontiere e accoglienza, il difficile equilibrio
Ulloa non ha negato il diritto degli Stati a controllare e organizzare i propri confini.
Lo stesso arcivescovo ha riconosciuto infatti la legittimità della gestione delle frontiere, ma ha sottolineato che questo non dovrebbe comportare la perdita dell’umanità nei confronti di chi attraversa quei confini.
La sfida, secondo il religioso, consiste quindi nel trovare un equilibrio tra responsabilità dello Stato, gestione dei flussi migratori e tutela della dignità umana.
“Panama deve affrontare la realtà migratoria senza perdere l’umanità”
La conclusione dell’arcivescovo di Panama è stata netta: il fenomeno migratorio deve essere affrontato con responsabilità, ma senza dimenticare le persone che ne sono protagoniste.
“Panama deve affrontare responsabilmente la realtà migratoria, ma senza perdere mai l’umanità”, ha affermato Ulloa.
Un messaggio rivolto non soltanto alle istituzioni, ma anche al modo in cui l’intera società guarda alle persone che attraversano il Paese in cerca di sicurezza e di una nuova possibilità.
Perché, nelle parole dell’arcivescovo, dietro ogni statistica migratoria continua a esserci un volto, una storia e una persona.





























