L’India potrebbe crescere più della Cina entro il 2016

La visita del presidente cinese Xi Jinping in India, oggi, presentera’ per una volta uno scenario economico a parti invertite: Dopo anni di crescita stentata, l’economia indiana sta infatti accelerando, trainata dall’ottimismo dei mercati e dal cambio di leadership seguito all’elezione del premier Narendra Modi: "La grande marcia dei consumi indiani e’ ripresa", sostiene Neelkanth Mishra, analista di Credit Suisse, in un rapporto pubblicato ieri.

La prima potenza asiatica vive invece una preoccupante battuta d’arresto: appesantita dall’indebitamento di banche ed enti locali, dalla stagnazione del settore edilizio e immobiliare e dalla contrazione dell’output manifatturiero, ad agosto l’economia cinese e’ cresciuta "soltanto" del 6,3 per cento, un sensibile rallentamento rispetto al 7,4 per cento del mese di luglio e una sonora smentita degli obiettivi ufficiali del governo di Pechino, che aveva pianificato una crescita del 7,5 per cento. E c’e’ gia’ chi prevede un ribaltamento dei rapporti di forza economici tra i due piu’ popolosi stati asiatici: negli ultimi anni l’India ha sofferto gli effetti dell’iperinflazione, ma la pressione esercitata dall’incremento dei prezzi sta lentamente scemando. Ad agosto i prezzi al consumo indiani sono cresciuti del 3,74 per cento, il miglior risultato dell’ultimo quinquennio.

Di contro – scrive "Bloomberg" – la Cina "non riesce a rinunciare alla pessima abitudine di ricorrere alle banche di Stato per stimolare l’economia quando quest’ultima rischia di mancare gli obiettivi di crescita pianificati a livello centrale". Questa pratica ha creato, negli anni, "una eccessiva allocazione di capitale a favore di progetti infrastrutturali e di edilizia residenziale", ingigantendo i debiti del sistema bancario e creando le premesse per una battuta d’arresto dell’economia.

Per Jack Radman, di Global Distressed Solutions, "Il livello dei prestiti (concessi dal sistema bancario cinese, ndr), perlopiu’ destinati alle infrastrutture e agli immobili, non ha paragoni in nessun altro paese al mondo", e il rischio di una bolla paragonabile a quella esplosa in Giappone nei primi anni Novanta "e’ tutt’altro che remoto".