Italiani all’estero, caso Giacchetta: un’infame vicenda che grida vendetta – di Ricky Filosa

Se n’è parlato tanto in passato e se ne continua a parlare, fra gli addetti ai lavori. Il caso Giacchetta è una brutta storia, da qualsiasi lato la si voglia guardare: prende il nome da un funzionario Inca/CGIL irresponsabile, che in Svizzera ha portato avanti un comportamento a dir poco “disinvolto” – è davvero un eufemismo – nei confronti di centinaia di famiglie italiane, di pensionati che avevano affidato i loro risparmi al patronato notoriamente vicino all’area della sinistra (Partito Democratico). E che se li sono visti portare via, fino all’ultimo centesimo.

Il tribunale federale elvetico ha condannato l’Inca/CGIL a risarcire i danneggiati, ma il patronato è pronto a chiudere rapidamente tutte le sedi in Svizzera per sottrarsi al risarcimento. Si tratta di uno scandalo gravissimo e forse unico in 150 anni d’emigrazione: eppure, fino adesso, a tutta la vicenda è stata data poca attenzione, sia da parte dell’informazione nazionale, sia da parte delle istituzioni, anche da quelle che dovrebbero essere più vicine ai temi che riguardano gli italiani nel mondo, vedi CGIE ed eletti all’estero.

Com’è possibile che di uno scandalo di tale portata non si siano occupati organi d’informazione nazionali? Verrebbe quasi da pensare che, se il caso avesse riguardato il PdL, se ne sarebbe già parlato a Ballarò, da Michele Santoro, a Report; ma ad essere protagonista del caso – in negativo – è un patronato di sinistra. E’ forse per questo che tutto viene insabbiato, un po’ come si è cercato e si cerca di fare con la vicenda del Monte dei Paschi di Siena?

Il caso Giacchetta è di per sè uno schifo. Ma ci fa ancora più schifo – ribadiamo – il fatto che non se ne sia parlato a livello nazionale. E  che il patronato sia pronto a chiudere tutte le sedi pur di non rispondere delle proprie malefatte. E’ una vergogna che il CGIE non voglia affrontare il caso come si deve e che gli eletti all’estero non ne parlino più.

Marco Tommasini, presidente del Comitato Difesa Famiglie (CDF), colui che da sempre ha sostenuto e si è fatto portavoce dei truffati da Giacchetta, è stanco. Stanco di non potere dare risposte concrete a coloro – e sono tantissimi – che sono stati danneggiati da un funzionario di patronato. A Marco e a tutti i truffati va la nostra rinnovata solidarietà. Ma la solidarietà, arrivati a questo punto, non basta più.

Va bene, il CGIE è un organo di colore rosso fuoco, presieduto da un comunista rivestito di nuovo; va bene, all’interno del CGIE sono tanti i rappresentanti di questo o quel patronato, ai quali forse affrontare come si deve il caso Giacchetta torna quanto meno “scomodo”; e va bene, sono diversi gli eletti all’estero del Pd che di certo fanno fatica a parlare della vicenda Giacchetta (anche se onestà intellettuale e una politica con la P maiuscola vorrebbe che fossero proprio loro i primi a voler risolvere la questione); ma dove sono le altre forze politiche?

Dov’è il Popolo della Libertà? Invece che "cavalcare l’onda", il PdL sta zitto. Sempre che oltre confine davvero esista ancora un PdL, dopo la mazzata elettorale dello scorso febbraio, quando il partito guidato da Silvio Berlusconi ha perso centinaia di migliaia di voti ed è passato dall’avere 7 parlamentari eletti all’estero all’averne uno soltanto, guarda caso proprio in Europa. Se poi questo deputato azzurro non si sente da mesi e se la sua rappresentatività parlamentare è un nulla di fatto, è un po’ come non esistesse.

E il Movimento 5 Stelle? Cosa dice Alessio Tacconi, unico grillino eletto oltre confine e residente proprio in Svizzera? E’ a conoscenza del caso Giacchetta? Sa che centinaia di famiglie sono state ridotte sul lastrico da un funzionario targato Inca/CGIL? Non è forse il M5S a vantarsi sempre di essere contro le ingiustizie, contro le caste di ogni genere e sempre dalla parte dei più deboli? Fatti sentire su questo, Tacconi, per Dio! Sei in Parlamento: per quanto possano valere, presenta interrogazioni, chiedi approfondimenti istituzionali,  metti di mezzo tutto il tuo partito, parla a Beppe Grillo della questione e sollevate tutti insieme un caso a livello nazionale! Basterebbe un articolo sul blog di Grillo, penso, per movimentare un po’ le cose.

Lo stesso vale per Scelta Civica: ci sono due parlamentari che nella ripartizione estera Europa sono stati eletti con la lista Monti. Ebbene, vi siete dimenticati del caso Giacchetta? Credete non sia importante? Conosciamo l’attenzione con cui Aldo Di Biagio, senatore, guarda a tutte le vicende relative agli italiani all’estero: cos’è, Aldo, hai gettato la spugna sulla vicenda Inca/CGIL? E’ troppo scomoda da affrontare, o cosa? Ti conosco come un parlamentare coraggioso, non mollare la presa e torna all’attacco. Occhio, però: i comunicati non bastano più, ci vogliono azioni forti. Parlane anche tu con i vertici del tuo partito e vedi cosa riesci ad ottenere. Fallo per gli italiani truffati da quel manigoldo, fallo perché sia fatta davvero giustizia. E dai una svegliata anche al tuo collega di partito, Mario Caruso, come te eletto in Europa: sono mesi che sta in Parlamento e non riusciamo ancora a capire cosa diamine abbia combinato finora.

Prendano un impegno anche i membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero: alla prima occasione, mettano sul tavolo il caso Giacchetta. E siano pronti a bloccare i lavori del Consiglio nell’eventualità che l’organismo non sia disposto ad affrontare il tema in maniera aperta e determinata. L’opinione di ItaliaChiamaItalia sul CGIE è nota: così com’è, non serve a un bel niente. Sfidiamo i consiglieri, tutti, a dimostrarci il contrario, partendo proprio dal caso Giacchetta.

E’ ora di finirla con le parole che si porta via il vento, qui ci vuole azione e ce ne vuole tanta. I danneggiati del CDF stanno aspettando da oltre 4 anni un segnale da parte delle istituzioni italiane. E’ una vicenda infame che ancora – a distanza di anni – urla vendetta e chiede giustizia.

Twitter @rickyfilosa