125mila italiani trasferiti all’estero nel 2016, la fuga dall’Italia continua [VIDEO]

Siamo tornati a vivere un forte fenomeno di emigrazione, sempre più gli italiani – giovani e meno giovani, anche pensionati – che decidono di lasciare lo Stivale per studio, lavoro o semplicemente perché in Italia non ce la fanno più

Presentata a Roma la XII edizione del “Rapporto Italiani nel mondo”, della Fondazione Migrantes. All’incontro presenti, tra gli altri, don Giovanni De Robertis, direttore generale di Migrantes, mons. Guerino Di Tora, presidente dello stesso organismo e della Commissione episcopale per le migrazioni della Cei.

L’Italia è diventata oggi non solo paese di immigrazione, con quei disperati che dalle coste del Nord Africa giungono in Italia su barconi mezzi sfasciati in cerca della loro felicità, ma anche di emigrazione.

Siamo tornati a vivere un forte fenomeno di emigrazione, sempre più gli italiani – giovani e meno giovani, anche pensionati – che decidono di lasciare lo Stivale per studio, lavoro o semplicemente per cambiare aria, perché in Italia vivere costa molto e altrove invece il costo della vista talvolta è più accessibile.

Inoltre andare all’estero per molti vuol dire anche conoscere nuove culture, nuove persone, fare esperienza e aumentare il proprio bagaglio di conoscenza e preparazione, spesso imparando anche una lingua straniera.

Ed è proprio per questo che tanti pensionati che vanno all’estero scelgono quei paesi dove non solo il clima è gradevole, non esiste l’inverno e c’è sempre il sole, ma dove il regime fiscale è assai meno pesante e dunque consente loro una qualità di vita migliore.

Esistono nazioni che hanno dei regimi molto favorevoli per i pensionati e che dunque attirano queste persone che con la loro pensione in quei paesi godono di un maggiore potere d’acquisto.

Secondo i dati del rapporto Migrantes nel 2016 hanno lasciato l’Italia circa 50mila giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, con un incremento del 23,3 per cento. Alessio Rossi, presidente Giovani Imprenditori di Confindustria, ha commentato così: “Speriamo di riportarli in Italia arricchiti dall’esperienza fatta all’estero”, ”non sempre andare all’estero e’ negativo”.

”La scelta di andare fuori dall’Italia – ha spiegato – puo’ nascere anche da motivazioni positive come il desiderio di fare un’esperienza all’estero. Questo – ha aggiunto – non significa scappare ma andare ad arricchirsi”.

Da considerare peraltro che non tutti coloro che vanno all’estero provvedono ad iscriversi tempestivamente all’anagrafe, e quindi la dimensione del fenomeno e’ verosimilmente sottodimensionata. Da gennaio a dicembre 2016, le iscrizioni all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) per solo “espatrio” sono state 124.076 (+ 16.547 rispetto all’anno precedente, +15,4 per cento).