Da oggi il Consolato Generale italiano a Caracas cesserà i suoi servizi a favore di una delle più grandi collettività italiane al mondo, una comunità di italiani che negli ultimi anni ha pagato il prezzo di una drammatica crisi politica e umanitaria e che pochi mesi fa è stata colpita anche dagli effetti di un devastante terremoto.
Il sito e i profili social del Consolato annunciano la sospensione “a tempo indeterminato” degli appuntamenti per passaporti e servizi consolari.
Trentuno impiegati a contratto temporaneo (i cosiddetti “digitatori”) cesseranno di lavorare dal 1° novembre prossimo; erano stati contrattati dall’ex Console Generale Nicola Occhipinti grazie ai fondi derivanti dalla norma approvata nel 2016 grazie ad un mio emendamento che trasferiva alla rete consolare il 30% del “fondo cittadinanza” creato proprio per migliorare i servizi agli italiani.
Un disastro che non ha precedenti né comparazioni al mondo; una situazione già oggetto di diverse interrogazioni parlamentari che fanno seguito a denunce precedenti che avevano evidenziato incapacità e gravi inadempienze nella gestione della nostra rete consolare in Venezuela.
Basti pensare al mancato arrivo in Italia dei plichi del Consolato di Maracaibo relativi al referendum sul lavoro del 2025 o all’inopportuna pubblicazione del contatto privato del corriere che provvedeva alla consegna delle buste per il recente referendum sulla giustizia del marzo scorso.
“Quosque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”, fino a quando i cittadini italiani del Venezuela dovranno sopportare le inefficienze dell’amministrazione italiana?
*deputato Pd eletto all’estero






























