E’ uno dei business su cui negli ultimi anni ha deciso di investire la camorra: meno rischioso di droga e estorsioni, in grado di garantire ingenti profitti e che offre anche la possibilita’ di riciclare il denaro sporco. E’ il settore delle scommesse clandestine, che ora grazie al web consente di ricorrere a ingegnosi meccanismi truffaldini in quella che il sostituto della procura nazionale antimafia Filippo Beatrice ha definito la versione postmoderna del ‘toto nero’ il vecchio sistema con gli allibratori che raccoglievano le giocate porta o porta. E’ una rete assai ramificata quella scoperta dai Carabinieri del Ros e del comando Provinciale di Caserta, un insieme di centri scommesse, attivi nel Casertano e in provincia di Napoli, dai quali il clan dei Casalesi (gruppo Venosa) e i Mallardo ricavavano la loro parte dai ricavi. Sono 38 le misure cautelari eseguite dai carabinieri e firmate dal gip Maria Vittoria Foschini su richiesta dal pool dei pm della Dda Giovanni Conzo, Cesare Sirignano, Antonello Ardituro e Catello Maresca e dal procuratore aggiunto Francesco Greco. Un’operazione estesa anche in Calabria, Puglia e Sicilia.
Quindici in carcere, sei agli arresti domiciliari e 17 sono i divieti di dimora nella regione Campania per reati che vanno dal concorso esterno in associazione di tipo mafioso e associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo di attivita’ di gioco e scommesse. Tra i destinatari dei provvedimenti anche quattro esperti informatici.
E’ venuto cosi’ alla luce un complesso e articolato sistema che consentiva all’organizzazione di raccogliere scommesse su partite di calcio ed altri eventi sportivi (in Italia e all’estero), utilizzando piattaforme informatiche illegali mutuate da quelle attive nei concessionari autorizzati dall’amministrazione dei Monopoli di Stato. Gli investigatori hanno scoperto anche che, sulle piattaforme informatiche illegali, veniva manipolata la visualizzazione di alcuni eventi sportivi per orientare in modo fraudolento le vincite, ai danni di scommettitori che erano all’oscuro di tutto.
Gli inquirenti sottolineano come quello delle scommesse viene ritenuto "un settore strategico" delle attivita’ della camorra. I promotori del sistema illecito di raccolta di giocate ai danni di scommettitori ignari (ovvero non consapevoli che le giocate erano gestite illegalmente) versavano quote dei ricavi alle organizzazioni criminali presenti sul territorio dove erano in funzione i centri di raccolta: alla cosca dei Venosa, il gruppo dei Casalesi presente nell’area casertana, e al clan Mallardo, che controlla i traffici criminali nel Giuglianese. Nelle indagini, contrariamente ad altre indirizzate nel settore delle scommesse, non e’ venuto alla luce il coinvolgimento di esponenti del mondo dello sport. Sono una trentina in centri sequestrati dai carabinieri, ognuno dei quali movimentava un volume di affari quantificato intorno a un milione di euro all’anno. "La contraffazione del logo stampigliato sulle matrice – hanno spiegato i magistrati della procura – consentiva di superare i controlli amministrativi di routine, nonche’ di carpire la buona fede degli ignari giocatori, ampliando in tal modo il numero delle giocate e il volume degli introiti attraverso il pregiudicato Salvatore Venosa, nipote del capoclan detenuto Luigi Venosa detto ‘o cocchiere, risultato al vertice dell’organizzazione Venosa-Iovine-Zagaria".
































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