Abbandonati. Più soli e meno sicuri. Così si sentono gli italiani residenti nella Repubblica Dominicana dal 1 gennaio 2015, ovvero dal giorno dopo la chiusura dell’Ambasciata d’Italia a Santo Domingo. Una decisione presa dal governo per motivi di spending review, come sottolinea – lo ricordiamo – anche il sottosegretario agli Esteri Mario Giro intervistato dal sottoscritto per il Listin Diario, il quotidiano più diffuso dell’isola caraibica, che però nella stessa intervista parla anche di “forti irregolarità nella concessione dei visti da parte dell’ambasciata d’Italia a Santo Domingo”.
Nella sede diplomatica “c’è stata un’ispezione – ricorda Giro – e sono stati puniti alcuni funzionari”. L’ambasciatore “è stato cortese e ha lasciato il servizio”, puntualizza il sottosegretario, che tradotto vuol dire che l’allora ambasciatore, Arturo Olivieri, di fatto è stato "licenziato" dalla Farnesina.
Ma allora l’ambasciata chiude perché fonte di irregolarità? “No, le cose non sono collegate. Si chiude per ragioni di bilancio”, risponde il sottosegretario. Ma la verità è che queste ragioni di bilancio non si vedono, come più volte abbiamo evidenziato in decine e decine di articoli pubblicati sulle pagine del nostro quotidiano online.
La sede dell’ambasciata, così come la residenza privata dell’ambasciatore (una mega villa con piscina e un enorme parco), non costavano nulla allo Stato italiano. Erano state donate da cittadini dominicani benestanti, ma solo perché fossero usate appunto come sede di istituzioni diplomatiche italiane. Infatti, dopo la chiusura dell’ambasciata, è stato presentato un ricorso al Tar da parte di alcuni esponenti della comunità italiana locale, che verrà discusso a giugno. Perché se quegli immobili non appartengono all’Italia, la Farnesina non potrà venderli e così “fare cassa”, come pensava di fare, ma resterà con un pugno di mosche in mano.
ItaliaChiamaItalia fin dall’inizio di questa vicenda ha dato voce agli italiani residenti nell’isola caraibica e anche ai tanti dominicani che amano l’Italia e che con lo Stivale hanno un rapporto d’affetto, perché sono sposati con cittadini italiani, perché ci vivono, perché in Italia lavorano. E perché tanti di loro ormai sono diventati nel corso del tempo cittadini italiani a tutti gli effetti. Questa è una vicenda che dura ormai da oltre un anno e mezzo – da quando cioè il nostro giornale ha dato la notizia dell’intenzione da parte della Farnesina di chiudere la sede, era il dicembre 2013 – e che ancora oggi continua a gridare vendetta. Sono state presentate diverse interrogazioni parlamentari, i movimenti e le associazioni italiane locali hanno organizzato manifestazioni, raccolte di firme, petizioni online; ma ancora nulla si è mosso. Intanto la comunità italiana residente è nel caos totale. Ora dipende dall’ambasciata di Panama. Che proprio non ce la fa a garantire servizi consolari degni di tale nome.
Oltre agli italiani, tantissimi i dominicani, nella RD e in Italia, preoccupati per la situazione. Pensate solo che dal 1 gennaio 2015, dunque da oltre 4 mesi, nessun dominicano può venire in Italia perché non c’è nessuno che possa dargli il visto per viaggiare verso il Bel Paese. Questo nell’anno di Expo e del Giubileo. Non vi sembra una follia?
Una cosa è certa, in tutta questa confusione generata da un governo che non è capace di ascoltare gli italiani nel mondo e che li considera italiani di serie B: ItaliaChiamaItalia non smetterà di lottare. Non lo farà nemmeno la comunità italiana residente nell’isola di Santo Domingo, che non chiede la luna, ma solo di avere servizi consolari degni di tale nome sul territorio, senza che un italiano debba essere costretto a spendere tempo e denaro per salire su un aereo e recarsi a Panama solo per certificare una firma, registrare un matrimonio, dichiarare la nascita di un figlio o rinnovare un passaporto.
































Discussione su questo articolo