Un flop. Il flop Rai per il Festival di Sanremo 2014. “Controvento” va ora Fabio Fazio, con la dichiarazione di guerra a chi avrebbe tentato di sabotarlo. Un’intervista al veleno, piena di ironia faziana, concessa con la Littizzetto a Massimo Gramellini. Il conduttore e il giornalista a parti invertite domenica sera in Tv. Gramellini incavolato duro per il risultato finale del derby calcistico di Torino, lui tifoso storico e inesauribile del Toro. “Ha vinto la Juve, ma noi ci sentiamo derubati. Non ci hanno dato un calcio di rigore, che più rigore non si può. Il mondo l’ha visto, l’arbitro no”. Fazio ha dichiarato guerra a chi ha provato a metterlo in difficoltà sul palco dell’Ariston. “Mi è stato fatto uno sgambetto, ma sono andato in gol lo stesso. La cosa non è riuscita. Troppi punti poco chiari, ci sono indagini in corso”.
Andiamo oltre, al di là di Fazio che va “Controvento”, visto che un accenno alla canzone vincitrice di Arisa bisogna pur farlo. Il flop è comunque palese, evidente nel dato che tormenta le coscienze del presentatore e dei vertici Rai durante il Festival. Cala lo share, un disastro. Ascolti sotto il 40%, uno scivolone inatteso, non previsto e, ovviamente, non gradito in Rai. Pesanti le conseguenze, addio Festival a costo zero, addio Sanremo con la prospettiva di chiudere in utile la giostra della canzone, per la prima volta nella storia del Festival. Non c’è il pareggio pubblicizzato, quasi urlato, alla vigilia: 39,32% lo share medio, un clamoroso pugno in faccia, la Rai a testa in giù, letteralmente groggy. Nell’edizione 2014 si è abbassata la media spettatori, 9 milioni, una sciagura. Impietoso dato provoca una rovinosa reazione a catena. Il 43,51% nella serata finale è parimenti niente rispetto al 2013, punta di un iceberg, 53,80%. Ed è inferiore, nella storia recente del Festival, agli share conseguiti dal secondo Morandi (57,43%) e sull’edizione 2009, affidata a Bonolis: 54,24%. Impetuoso calo degli ascolti mette la Rai in una spiacevole condizione. Vanno in fumo i soldi della raccolta pubblicitaria e la prospettiva di poter realizzare un minimo di utile.
Anche questa edizione del Festival è destinata a pesare ancora sulle casse dell’ente televisivo di Stato. Nessuno immaginava la caduta degli ascolti sotto il 40% di share e l’emorragia di oltre 3 milioni di telespettatori. Una prospettiva impensabile per la concessionaria pubblicitaria della Rai, chiamata ora a risarcire gli investitori. In che modo? Semplicemente con la cessione di nuovi spazi gratuiti sulle reti Rai. Ne conseguirà una serie di mancati incassi da imputare interamente come costi di Sanremo. La raccolta pubblicitaria record di questa edizione del Festival aveva usufruito della poderosa spinta del successo dello scorso anno. Cinque serate, allora, con uno share medio schizzato oltre il 47%. Rai Pubblicità ha scommesso sul bis, promettendo a investitori e sponsor uno share medio del 45%. Che non è stato raggiunto. L’effetto negativo è destinato a prolungarsi fino all’anno prossimo.
La Rai, di norma, ven.de pubblicità sulla scorta dei risultati del passato. Il calo stimato della raccolta è di circa 2 milioni, compensati eventualmente dalla riduzione della convenzione con il Comune di Sanremo, da 7 a 5 milioni di euro. Purtroppo non si è verificata la condizione ipotizzata prima che si alzasse il sipario dell’Ariston: la riduzione del rosso del Festival.
Sanremo procura qualche rogna alla Rai, non l’utile auspicato. Il Codacons chiede chiarezza su tutta la linea. E alla Corte dei conti invierà un’istanza per verificare “quanto il drastico calo di ascolti abbia ripercussioni sulle casse della Rai”. La Rai in mezzo agli spifferi, procede “controvento” Fazio, stretto tra retrospettiva della cronaca e schegge di futuro. Al centro dei sospetti del conduttore, gli episodi del sipario dell’Ariston, che non si è alzato in abbrivo di prima serata, il comportamento e la lettera del gruppetto di lavoratori arrivati dalla provincia di Caserta. “Pensavo fosse una farsa. Poi ho smesso di pensare a chi potevano essere e ho gestito la situazione. Mi è arrivata questa lettera, le ho dato una scorsa, ho fatto un rapido sommario in diretta. Ma è stato complicato”. La valutazione di Fazio a freddo si condensa in poche frasi: “C’è qualcosa che non mi torna, passaggi ancora opachi, credo ci vorrà del tempo per chiarire tutto”. Anche un presunto intervento a gamba tesa dell’Agenzia Presta, presente nell’organizzazione di alcune passate edizioni del Festival. “Mi hanno detto che quei lavoratori sarebbero andati alla trasmissione di Barbara d’Urso. Non li ho visti, ero in viaggio”.
I manifestanti erano a “Domenica Live”. Fazio riferisce di convivere con “un senso d’inquietudine che deve essere ancora chiarito”. No, il futuro non è invece motivo di inquietudine. Malgrado sia in corso una feroce battaglia lungo l’asse Roma-Sanremo-Milano. Giancarlo Leone, direttore di Rai1, al centro del flop Sanremo 2014, è intenzionato a costruire un Festival nuovo. Tutto nuovo. Ancora nel segno di Fazio? Possibile, ma non certo. Chi vivrà, saprà.
































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