Non ci sono soltanto gli italiani che partono. Ci sono anche quelli che tornano.
Sono oltre 129mila i giovani rientrati in Italia negli ultimi cinque anni, secondo i dati della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro. Un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più significative e che racconta un’altra faccia della mobilità internazionale dei giovani italiani.
Il dato più significativo è il rapporto tra partenze e rientri: ogni 100 trasferimenti all’estero si registrano circa 40 rientri.
Un numero che, secondo gli esperti, indica come il rimpatrio non sia più un fenomeno marginale, ma una componente sempre più rilevante delle dinamiche migratorie italiane.
Giovani italiani all’estero: cresce il numero dei rimpatri
Il fenomeno riguarda soprattutto i giovani tra i 18 e i 29 anni, molti dei quali hanno trascorso all’estero un periodo di formazione oppure hanno maturato una vera e propria esperienza professionale.
L’età media al momento del rientro è di 29,6 anni.
Non si tratta quindi necessariamente di giovani che tornano dopo brevi esperienze. In molti casi il percorso all’estero rappresenta una fase importante della propria formazione personale e professionale, prima della decisione di rientrare in Italia.
La crescita dei rimpatri, inoltre, non riguarda soltanto il numero assoluto delle persone che tornano. Aumenta anche il loro peso rispetto al numero complessivo degli espatri.
L’altra faccia della “fuga dei cervelli”
Per anni il dibattito sull’emigrazione giovanile italiana è stato dominato dalla cosiddetta fuga dei cervelli: laureati, professionisti e giovani qualificati che lasciano l’Italia alla ricerca di migliori opportunità.
I nuovi dati mostrano però un quadro più articolato.
Una parte di questi giovani, dopo avere studiato o lavorato all’estero, decide infatti di rientrare.
È un fenomeno che gli esperti descrivono come un vero e proprio “esercito silenzioso dei rimpatriati”, destinato ad avere un peso crescente.
Il punto, a questo proposito, non è soltanto quanti giovani tornano, ma soprattutto perché decidono di farlo e quali condizioni trovano una volta rientrati.
De Luca: “Il rientro deve essere duraturo”
Rosario De Luca, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, considera il fenomeno dei rimpatri sempre più rilevante per il Paese.
“Quello dei rimpatri è un fenomeno sempre più rilevante per il Paese”, sottolinea De Luca, evidenziando la necessità di accompagnare una tendenza che è già in atto.
L’obiettivo, secondo il presidente dell’Ordine, non deve essere soltanto favorire il ritorno in Italia, ma creare le condizioni perché questa scelta possa essere duratura nel tempo.
E soprattutto perché le competenze acquisite all’estero non vadano disperse.
Il valore delle esperienze maturate all’estero
Il rientro dei giovani italiani può infatti rappresentare una risorsa per il mercato del lavoro e per il sistema economico nazionale.
Chi torna porta con sé competenze professionali, conoscenze linguistiche, esperienze internazionali e spesso una rete di relazioni costruita durante gli anni trascorsi fuori dall’Italia.
Per questo, secondo De Luca, è necessario “valorizzare pienamente le esperienze maturate all’estero”.
La sfida, dunque, cambia prospettiva: non soltanto convincere gli italiani a tornare, ma fare in modo che chi rientra possa trovare opportunità professionali adeguate alle competenze acquisite.
Italiani all’estero, un fenomeno più complesso
I numeri sui rimpatri non cancellano il fenomeno dell’emigrazione giovanile italiana. Lo rendono però più complesso e meno facilmente riconducibile alla sola contrapposizione tra chi parte e chi resta.
C’è chi parte per studiare, chi per lavorare, chi per costruirsi una carriera e chi, dopo alcuni anni, sceglie di tornare.
I 129mila giovani rientrati in cinque anni raccontano proprio questa mobilità circolare: l’esperienza all’estero può diventare non necessariamente un punto di arrivo, ma una tappa di un percorso che può riportare in Italia competenze, esperienze e professionalità.
La vera sfida per il Paese sarà ora riuscire a trasformare questi rientri in una scelta stabile, evitando che chi torna sia costretto a ripartire nuovamente.





























