Come riporta un editoriale di Giorgio Mulè, direttore di Panorama, l’Italia è un Paese sempre meno libero. Ora, noi ci troviamo di fronte ad un premier, il signor Matteo Renzi, che dice di battersi per la libertà di espressione, quando la pone come "condicio sine qua non" alla Turchia, per un suo ingresso nell’Unione Europea. Peccato, però, che la "Turchia sia in casa nostra". Infatti, lo Stato continua ad accumulare condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per via della libertà di stampa troppo spesso censurata.
L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa non ha più inchiostro per invitare l’Italia ad allinearsi e fare sì che i giornalisti (e blogger) possano compiere il loro mestiere. In una classifica di "Report senza frontiere" stilata nel 2015, l’Italia risulta essere al 74° posto su 180 Paesi, perdendo ben 24 posizioni rispetto all’anno precedente. Paesi come Romania, Ghana e Burkina Faso ci surclassano. Il premier Renzi si riempie la bocca della espressione "libertà di stampa" ma qui in Italia si va verso la direzione opposta. Stiamo diventando un Paese a democrazia ridotta. Per esempio, criticare i magistrati può costare caro. Il governo non sta facendo nulla per sollecitare l’approvazione di una legge che cancella il carcere per i giornalisti: il testo fa la spola tra Camera dei Deputati e Senato in un ignobile rimpallo. La legge sul reato di diffamazione è restrittiva. Per esempio, negli Stati Uniti d’America, perché una persona che si sente diffamata possa avere ragione in tribunale non si deve solo dimostrare la falsità della notizia pubblicata ma anche che essa sia stata pubblicata con l’intenzione di diffamare. Qui in Italia, invece, si condanna e basta, a prescindere da tutto.
Oramai, noi ci troviamo di fronte ad una stampa prona nei confronti del premier Matteo Renzi. Pensiamo alla sua ultima convention alla Leopolda, quando ha attaccato i giornali che non sono allineati al suo pensiero. Renzi non accetta nessun contraddittorio. Egli va nei talk show, dove trova spesso e volentieri un intervistatore accomodante, e parla senza che nessuno gli ponga domande "scomode". Così, egli trasforma il talk show in una narrazione quasi "agiografica" delle sue "gesta". Al tempo di Carlo Magno (IX secolo AD) era stato scritto il libro "Gesta Karoli Magni". Ora, Renzi pretenderà che si scriva il libro "Gesta Matthaei". Inoltre, la stampa "ufficiale" non mostra le contestazioni a Renzi, che ci sono. Anzi, adesso che c’è l’accordo tra i quotidiani "La Repubblica-L’Espresso", "La Stampa" ed "Il Secolo XIX", Renzi ha dalla sua un colosso editoriale enorme, un colosso editoriale che è pronto a fare tanta "agiografia" (immeritata) nei suoi confronti.
Chi è fuori dal coro diventa sgradito. A Renzi non piace che si seminino grane nel suo cammino. Il peggio che può capitare (oltre alle sgarbate manifestazioni di disappunto di Renzi) è finire in carcere o agli arresti domiciliari. Anche noi blogger non ce la passiamo bene. L’Italia è un Paese sempre meno libero.
































Discussione su questo articolo