Legge di Stabilità, per gli italiani all’estero indigenti solo le briciole – di Ricky Filosa

Della serie "quando il mondo va al contrario", oppure "se la casta pensa solo a foraggiare se stessa". Scegliete voi. Dalla Legge di Stabilità sono in arrivo 5 milioni di euro – ne erano stati chiesti 15, ma la commissione Bilancio ha detto no – sui capitoli di spesa per gli italiani residenti all’estero nel bilancio del Ministero degli Affari Esteri.

I senatori Micheloni, Turano, Giacobbe e Tomaselli – tutti targati PD – cantano vittoria: urrà, scrivono in una nota, brindando di felicità per la "sensibilità e la disponibilità" mostrata dal governo nei confronti delle comunità residenti oltre confine. Certo, ai senatori "dispiace che la prima formulazione che prevedeva un recupero di 15 milioni di euro non sia stata approvata", ma non stanno a guardare il pelo nell’uovo: sempre di milioni di euro si tratta.

Voi che leggete direte: bene, finalmente qualcosa si muove, finalmente si potranno dare risposte concrete ai tanti italiani nel mondo che stanno vivendo sulla loro pelle gli effetti più drammatici della crisi economica mondiale. In realtà, a quei disgraziati vengono dati gli avanzi. Analizzando con attenzione la distribuzione di questi soldi, si capisce il perché del nostro giudizio critico. Vediamo più da vicino.

Dei 5 milioni di euro, due milioni serviranno per le elezioni di Comites e Cgie: due organi che, a detta di molti, non servono praticamente a nulla. Sostengono questa tesi – udite, udite! – anche alcuni che di questi organismi fanno parte da anni. Eppure, Comites e CGIE vengono mantenuti, senza nemmeno essere riformati (di tali riforme si parla da anni e nulla è stato ancora fatto).

Un milione di euro andrà al sostegno degli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana all’estero; enti gestori che troppo spesso intascano quattrini senza dare il giusto servizio, con corsi di lingua e cultura che non poche volte vengono frequentati da pochissime persone.

Avanzano 2 milioni dal malloppo. Tutti destinati agli italiani nel mondo più bisognosi? Macchè, da quei soldi dovete sottrarre un altro bel milioncino tondo tondo, ad integrazione della dotazione finanziaria per i contributi diretti in favore della stampa italiana all’estero, come se già l’editoria oltre confine non godesse di lauti aiuti da parte dello Stato (8 milioni di euro nel 2011). Nell’era delle nuove tecnologie si continua a dare soldi alla carta stampata, giornali che comprano sempre meno persone, quattrini che in qualche caso hanno contribuito ad arricchire editori oltre confine; senza contare i vari imbrogli e le varie truffe che si sono verificate nel corso degli anni per ciò che riguarda l’editoria all’estero.

Resta un milione di euro, ma a questo vanno sottratti 200 mila euro per il Museo dell’emigrazione italiana e altri 200 mila destinati alle agenzie specializzate per i servizi stampa dedicati agli italiani all’estero. E così, per il "rifinanziamento delle attività di assistenza, diretta e indiretta, degli italiani residenti all’estero in condizioni di indigenza", avanzano appena 600mila euro. Una minima cosa, rispetto ai tanti problemi che meriterebbero soluzione e alla priorità che dovrebbero avere, se è vero come è vero che il  compito dei rappresentanti degli italiani all’estero deve essere svolto e realizzato proprio per i connazionali, per i loro bisogni e per i loro interessi.

Tutto questo, e i senatori del Pd hanno pure il coraggio di dirsi soddisfatti. I connazionali in estremo stato di necessità vengono di fatto considerati gli ultimi a cui dare risposta. Prima di loro vengono Comites e CGIE, di cui tanti italiani nel mondo farebbero volentieri a meno; prima di loro vengono i giornali e le agenzie di stampa che probabilmente senza quei contributi statali sarebbero costretti a chiudere: incapaci di stare sul mercato solo con pubblicità, vendite e abbonamenti, campano grazie ai soldi dei contribuenti. Prima di loro – degli italiani nel mondo più bisognosi – vengono gli enti gestori, questi sconosciuti ai più. La verità? La casta esiste anche oltre confine, e questa ne è una prova lampante: è la casta dell’emigrazione, che lavora per mantenere se stessa e non ha problemi a mettere in secondo piano coloro che in realtà avrebbero più bisogno di aiuto, ma ai quali poi – quando le elezioni si avvicinano – chiedono il voto. Ipocriti che non sono altro, dicono di avere trovato soldi per gli italiani all’estero ma quei soldi serviranno per tenere in piedi un sistema autoreferenziale e pappone di Stato. Il messaggio è chiaro: le risorse, quando se ne trovano, sono per politici ed affini, con i soliti carrozzoni. E certamente non per voi, cari fratelli oltre confine.

Twitter @rickyfilosa