Novantacinque anni. Donna e probabile vittima di un crudele raggiro. Lei, Aurelia Sordi, la sorella di Alberto, l’Albertone nazionale, doppiatore e regista, suonatore di mandolino in gioventù, sublime attore. Un grande attore. Maschera e interprete dell’italiano, l’insuperabile artista capace di portare sugli schermi cinematografici i nostri vezzi e i nostri difetti. Le manie dell’italiano, i suoi vizi, le sue esagerazioni. E loro, i tre iscritti nel registro degli indagati della Procura di Roma. Arturo Artadi, lo storico autista e factotum di fiducia di Sordi, il dottore in legge Francesco Piccolella, avvocato in Roma, e il notaio Gabriele Sciumbani. Avrebbero posto in essere un tentativo di raggiro ai danni di Aurelia Sordi, novantacinquenne. La sorella dell’attore morto a 83 anni di tumore sarebbe stata circuita dal terzetto.
La Procura di Roma indaga intorno a questa ipotesi di reato. Sordi aveva anche un’altra sorella, Savina, e un fratello, entrambi passati a miglior vita. Il pm Eugenio Abbamonte ipotizza il concorso in circonvenzione di incapace. Le iscrizioni nel registro degli indagati sono propedeutiche all’incidente probatorio, davanti al Gip, per verificare la validità della procura generale depositata dall’autista Artadi presso due istituti di credito della capitale.
Bisognerà inoltre appurare se il documento autorizzava il presentatore ad operare su tutti i conti. E non sull’unico conto sul quale venivano autorizzate le operazioni dalla famiglia Sordi. Il punto è questo: il documento è stato ottenuto approfittando di un presunto stato d’incapacità di Aurelia Sordi? Un bell’impiccio, una brutta storia, e alcuni dettagli temporali che seminano forti dubbi e ampie perplessità.
I sospetti sono nati dalla assoluta assenza di operazioni bancarie dopo il deposito della procura generale, avvenuto a metà febbraio. Sospetti che discendono, se non altro, dalla tempestività della comunicazione pervenuta alla Procura di Roma, grazie alla solerzia dei due direttori degli istituti bancari. Avrebbero avvertito puzzo di bruciato, evidentemente. Un giallo, tout court. Sentito in Procura come persona informata sui fatti, Arturo Artaudi ha escluso tentativi di raggiro. Ha rivendicato invece di aver agito in perfetta buonafede e nell’interesse della famiglia Sordi. La signora Aurelia vive con la servitù e la segreteria Annunziata, che si occupa dell’archivio, nella villa di via Druso, a Caracalla, appartenuta al gerarca fascista Dino Grandi. La casa di Albertone, oggi casa-museo: le testimonianze di un grande artista, la caricatura cinematografica dell’italiano. Leone d’oro alla carriera, sette David di Donatello come miglior protagonista. Quattro Nastri d’argento, il Golden Globe. Una vita da protagonista al fianco dei massimi interpreti cinematografici di due epoche: Gassman, Vittorio De Sica, Totò, Manfredi, Tognazzi.
Alberto Sordi lavorò con i maggiori registi, lui comparsa a Cinecittà, espulso dall’Accademia: al corso di dizione si ostinava ad accentuare l’inflessione romanesca. La ricca eredità di Albertone frutterebbe 35 mila euro al mese solo di interessi. La Procura di Roma ha provveduto a bloccarla nella sua interezza; sequestrata la procura generale. Il pm Eugenio Abbamonte vuole vederci chiaro sulla vicenda della ricchezza prodotta in carriera all’insuperabile macchiettista italiano. Nato in via San Cosimato da un professore di musica suonatore di bomardino al teatro dell’Opera di Roma, e da un insegnante, l’irrequieto giovane Alberto prese il diploma di ragioniere solo per accontentare la mamma Maria Righetti. Studio cantò lirico e lavorò nell’operetta, prima di diventare l’attore brillante che poi è stato. Un inesauribile produttore di personaggi straordinari e immortali.
Il coinvolgimento con Artadi degli altri due indagati è legato a due aspetti fondamentali. L’avvocato Francesco Piccolella avrebbero fornito all’autista le indicazioni per far sì che la firma dell’anziana sorella di Sordi sulla procura generale apparisse inattaccabile. La stesura del documento sarebbe avvenuta nello studio del notaio Sciumbati. Messo così, il raggiro è servito. E la circonvenzione d’incapace sarebbe ampiamente provabile. Su questa, saranno i medici a pronunciarsi. Il resto mette tristezza: un attentato alla memoria del grande Alberto Sordi. Porta il suo nome la Galleria Colonna restaurata, Roma presto gli intitolerà un viale a Villa Borghese. L’ha già fatto Grosseto, via Alberto Sordi è al Casalone. L’immortalità di Sordi è in esposizione al Vittoriano: la mostra chiuderà il 31 marzo. Forse in concomitanza con la scoperta della verità su quella eredità che frutta 35 mila euro la mese. Solo di interessi.
































Discussione su questo articolo