Consulta, massima espressione della casta – di Leonardo Cecca

La Corte Costituzionale, da come stanno andando le cose per l’elezione di un suo membro, sembra che sia rilegata solo a ruolo di supporto di questo o di quel partito. Nel nostro sistema politico è un organo di garanzia costituzionale cui è demandato il compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, di dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, e di esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica.

Prevista già nel dettato costituzionale del 1948 all’articolo 134, trovò attuazione solo nel 1955 a seguito della legge costituzionale 1/1953 e della legge ordinaria 87/1953 e tenne la sua prima udienza nel 1956.

I suoi 15 membri, che godono tutti di immunità politica e penale, sono eletti 5 dal Presidente della Repubblica, 5 dal parlamento e 5 dalle supreme magistrature. La sua composizione è così farraginosa da vanificare in toto quell’equilibrio e la terzietà che si intendeva ad essa conferire.

E’ notorio che attualmente per l’elezione di alcuni membri si scontrano maggioranza ed opposizione e questo mostra in modo inequivocabile il carattere politico che attualmente ha la Consulta, carattere che ai contribuenti costa un mare di denaro. Le sforbiciate di cui ha parlato Renzi non intaccano minimamente tale struttura, che ha ribadito a chiare lettere la propria autonomia aggiungendo che i ritocchi ai loro stipendi si possono fare solo con legge costituzionale. Che indecenza.

Orbene, facendo un ragionamento a spanne, viene da chiedersi: se dal 1948, anno in cui fu prevista, al 1955, anno della sua attuazione, questo sventurato paese uscito dalla guerra e da una dittatura con le ossa frantumate riuscì a campare e ad avventurarsi verso il boom economico, perchè non eliminare, almeno finchè non scompare la crisi economica, questo organo così oneroso, massima espressione della casta e per di più politicizzato?