Tragico sport. Due morti nel giro di poche ore, in una disciplina purtroppo abituata a fare i conti con i lutti, il pugilato, e in un’altra molto meno, la vela. E’ il bilancio, triste, pesante e macabro, che arriva da un giorno di ordinario ‘dramma’ sportivo. Due vite spezzate da altrettante tragiche fatalita’, fra il mare e il ring, in un gioco evidentemente divenuto troppo pericoloso. Dalla regata transoceanica che collega Cape Town e Rio giunge la notizia di una vittima nelle file del team angolano Bavaria 54 Bille, capitanato da Luis Manuel de Oliveira da Silva. Dopo un disalberamento provocato dalle violentissime raffiche di vento, che soffiava fino a 50 nodi, un uomo ha perso la vita e a bordo ci sarebbero anche altri feriti.
Una tragedia, insomma, la cui dinamica deve essere ancora spiegata. Si sa solo che una terribile tempesta ha flagellato il cammino dei partecipanti, a poche ore dalla partenza. Dal team angolano e’ partito un allarme all’indirizzo del Comitato di regata, che ha immediatamente inviato i soccorsi – con una barca di assistenza – al largo di Cape Town. Altre imbarcazioni hanno segnalato parecchi problemi e chiesto soccorso. Il Miura sudafricano Ava ha lanciato un sos, Black Cat (un Didi 38 sudafricano) ha rotto un asse del timone e non puo’ proseguire la regata; Peekay (un Beneteau 51 sudafricano) sta facendo rotta a motore verso Saldanha Bay per problemi alle vele, come il Charger sudafricano Fti Flyer. Su Isla (Wilderness sudafricano) un piccolo incendio dell’impianto elettrico e’ stato prontamente domato. Alla regata partecipa anche Giovanni Soldini, che guida la classifica con Maserati e che si e’ detto "sgomento" dopo avere appreso la notizia della morte del collega del team angolano. "Il nostro pensiero – spiega il velista milanese – va all’equipaggio di Bille e ai loro familiari".
Soldini e il team di Maserati si trovano in testa alla flotta, a 2.810 miglia da Rio de Janeiro (su 3.300 complessive), con un vantaggio di 65 miglia sull’Open 60 sudafricano Explora. ”Ma visto le condizioni climatiche forse era meglio rinviare la partenza”, l’amara costatazione del velista italiano. L’altra tragica fatalita’ ha stroncato la vita di un pugile giapponese, Tesshin Okada, 21 anni, che era in coma da 17 giorni, dopo avere perso conoscenza sul ring. L’atleta e’ morto nell’ospedale di Tokyo, dove era ricoverato, secondo quanto ha reso noto la Federpugilato. Il giovane era al primo combattimento da prof, nella categoria dei pesi supermosca. Sul ring la morte ha spesso fatto capolino, nella vela meno. Ma resta nella memoria il decesso di Andrew Simpson, componente l’equipaggio di Artemis, schiacciato sotto il multiscafo svedese durante un allenamento in vista della Louis Vuitton cup.































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