Assurdo! Questo viene da dire ogni volta che si pensa alla chiusura dell’ambasciata italiana di Santo Domingo. Motivi di bilancio? Spending review? No. Non esiste una motivazione che regga. Ci saremmo aspettati altro da funzionari strapagati che si dimostrano ancora una volta degli incompetenti.
Esaminerò velocemente la situazione delle sette ambasciate che nel 2014 erano presenti in Centro America, considerando quella di Honduras come già accorpata al Guatemala. Si tratta delle ambasciate italiane di Santo Domingo, Costa Rica, Cuba, El Salvador, Nicaragua, Panama e Guatemala.
Un’ambasciata costa al 90% quanto costa il suo personale. Il personale in forza lo si ricava dall’Annuario statistico del MAE. Le spese per il personale variano poco tra ambasciata e ambasciata, se si esclude Cuba il cui personale costa non meno di 1.700.000 euro l’anno (per 2.200 iscritti AIRE!).
La spesa media del personale delle altre sei ambasciate è di 850.000 euro l’anno. Ne risulta che l’Italia era presente con cinque ambasciate su un’area con una popolazione complessiva di 45.674.000 abitanti e 20.000 connazionali residenti, spendendo oltre 6.000.000 ed era presente nella circoscrizione di Santo Domingo su un’area con una popolazione di 24.000.000 abitanti e 10.000 connazionali residenti AIRE, spendendo circa 850.000 euro. A questo si deve aggiungere che per visti e per altre pratiche Santo Domingo incassava circa 450.000 euro l’anno, per cui la spesa netta annua era di circa 400.000 euro.
Se si fosse inteso risparmiare, ci sarebbero state tra le altre le seguenti opzioni, intervenendo nel Centro America: la circoscrizione del Nicaragua ha poco più di 1.000 iscritti AIRE e Managua dista non più di 550 km da San Jose de Costa Rica percorribili via terra. Risparmio totale mediante l’eventuale chiusura di questa sede diplomatica: 850.000 euro; la chiusura dell’ambasciata d’Italia a Cuba con Miami a meno di 400 km avrebbe comportato addirittura un risparmio di 1.700.000 euro; la riduzione del personale di Cuba, portando la spesa del personale a 850.000 euro l’anno, avrebbe consentito un risparmio di 850.000 euro senza chiudere nessuna ambasciata.
Si è preferito invece chiudere, per risparmiare la metà o quattro volte di meno, la 28esima sede diplomatica italiana al mondo per numero di iscritti AIRE (10.000), distante 1.600 km dalla sede più vicina, con un traffico di turisti di 100.000 italiani l’anno e circa 30.000 italiani residenti in pianta stabile (non iscritti Aire, che si sommano ai 10mila iscritti) e con una crescita demografica che la pone in primo piano tra tutte le sedi diplomatiche italiane a livello mondiale oltre ad essere il paese ospitante, la Repubblica Dominicana, quello con il PIL di gran lunga maggiore della regione. Dulcis in fundo, la sede tricolore è proprietaria di beni immobili per oltre 10 milioni di euro! Il tutto per risparmiare 400.000 euro l’anno. Risultato peraltro ingannevole perché il costo annuo dei due funzionari rimasti all’interno della Delegazione dell’Unione Europea dovrebbe aggirarsi, secondo quanto ci risulta, proprio sui 400.000 euro… Naturalmente le pagine di ItaliaChiamaItalia sono a disposizione di chiunque volesse intervenire sul tema.
Si tenga inoltre presente che gli oltre 2.000 pensionati iscritti all’AIRE pagano diversi milioni di imposte in Italia senza usufruire dei relativi servizi per cui meriterebbero di essere tenuti in considerazione dal governo italiano che invece li priva di una sede consolare. Ribadiamo: assurdo!
Non si capisce quale sia stata la ragionevole ponderazione della Farnesina all’atto di decidere la chiusura della nostra ambasciata. Assurdo! Ce lo continuiamo a ripetere ogni giorno!
Ancora: sul fronte dei servizi non si fanno passi avanti degni di essere presi in considerazione. 10.000 iscritti AIRE abbandonati a se stessi. Se si pensa che in Italia il 70 percento dei comuni ha meno di 8.000 abitanti…
Il bello è che le menti eccelse della Farnesina continuano a ritenere che di fatto i servizi consolari non sono stati interrotti perché i membri della nostra comunità possono recarsi a Panama. Oltre ad essere assurdo il tutto ha anche dell’incredibile!
Conclusione? Invito i connazionali iscritti AIRE di Santo Domingo ad attivarsi per costituire degli organismi di difesa dei nostri interessi e per ricorrere a tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per far valere i nostri diritti. Tra di noi c’è un gruppo che ce la può fare!
































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