Pier Luigi Bersani tira dritto e si prepara a chiedere alla direzione nazionale il mandato pieno per presentare alle Camere la proposta di un governo di cambiamento, con un programma articolato in otto punti. Nello schema di Bersani non c’e’ spazio per ‘piani B’ e tantomeno per ipotesi di voto congiunto Pd-Pdl a reggere le sorti del governo. Su questo, domani, potrebbe essere chiesto il voto della direzione nazionale.
Come anticipato nei giorni scorsi, il leader democratico dettagliera’ in direzione un’agenda intorno alla quale il centrosinistra chiedera’ il voto delle forze politiche in Parlamento. Le lenzuolate per il cambiamento del Paese comprendono una legge contro la corruzione e contro la mafia; una legge sul conflitto d’interessi; norme per la riduzione dei costi e per la sobrieta’ della politica; interventi immediati sull’urgenza sociale; interventi positivi sull’economia con il lavoro al primo posto; riabilitare il gia’ costruito e non consumare piu’ territorio; diritti sulla cittadinanza e sulle coppie omosessuali; scuola e diritto allo studio".
A partire dal giorno successivo alla direzione, su ciascun punto dell’agenda Bersani, presentato sotto forma di proposta di legge, sara’ aperto un dibattito con associazioni, movimenti, forze politiche. Una settimana di tempo, nel corso della quale il leader del centrosinistra punta a costruire un largo consenso.
Ma nella relazione con cui Pier Luigi Bersani aprira’ la riunione di domani, a quanto apprende la Dire, potrebbe esserci anche la richiesta di escludere governi, variamente articolati, che si reggano sui voti congiunti del Pd e del Pdl. Il ragionamento che il leader del Pd ha condiviso in queste ore con i dirigenti democratici, parte da una constatazione elementare: se la strada che porta a un governo di cambiamento non e’ facile, ben piu’ ardua e’ quella di eventuali alternative, dove entrino in gioco l’uno o l’altro delle grandi forze politiche in Parlamento, il Pdl e il Movimento Cinque Stelle.
L’esclusione di ipotetici ‘piani B’ si regge appunto sul fatto che un’intesa con il Pdl non risponderebbe alla domanda di cambiamento che emerge come chiaro segnale dal voto. Su un’analisi di questo tipo, Bersani domani chiede la condivisione del Partito democratico. Agli scenari che accreditano a Matteo Renzi un lavorio sotterraneo per agevolare un’intesa con il Pdl (oggi ha visto il premier Mario Monti) ai piani alti del Nazareno non prestano orecchio, certi che la soluzione del rebus non passa per un’alchimia di palazzo, ma in una proposta politica che ristabilisca un rapporto con un Paese dove il 65 per cento delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese.
































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