Giorgio Napolitano, nel suo discorso davanti al Parlamento in seduta comune, dopo aver giurato per il suo secondo mandato da presidente della Repubblica, ha ricordato l’importanza di portare avanti il lavoro sulle riforme che servono all’Italia. Su questa necessità, sottolinea il capo dello Stato, “ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordita’ di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilita’ per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se mi trovero’ di nuovo dinanzi a sordita’ come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esitero’ a trarne le conseguenze dinanzi al Paese”. Per il presidente della Repubblica “non si puo’ piu’, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la societa’ italiana”.
Sulle relazioni dei gruppi di lavoro dei saggi "non si puo’ negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serieta’ e concretezza. Anche perche’ essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero gia’ acquisite, vuol dire che e’ tempo di passare, in sede politica, ai fatti – ha proseguito Napolitano -; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su vari temi, vuol dire che e’ tempo di fare delle scelte conclusive. E si puo’, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti".
“Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non e’ possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio, dopo che ci si e’ dovuti dedicare all’elezione del Capo dello Stato, si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall’art. 94 della Costituzione: un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorita’ e la prospettiva temporale che riterra’ opportune".
"Non puo’ reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben piu’ di un secolo e ovunque i partiti. La Rete – spiega – fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilita’ individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’e’ partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del ‘metodo democratico’".
Nel suo discorso di investitura, Napolitano ha sottolineato come sia stato un errore non riformare la legge elettorale: “Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi”. L’inquilino del Colle ha anche ricordato come “negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti: hanno finito così per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilita’ o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento”.
































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