Un nuovo pentito ha guidato mercoledi’ i carabinieri alla discarica, nelle campagne di Casteldaccia, in cui erano stati gettati i corpi di Juan Ramon Fernandez e Fernando Pimentel, i due narcos legati alla mafia canadese uccisi a colpi di pistola, bruciati e sepolti tra i rifiuti sotto una spessa lastra di eternit. A poche ore dal blitz che ha portato in cella 23 tra boss e gregari della cosca di Bagheria uno dei fermati avrebbe cominciato a collaborare con gli investigatori e per dare una prova concreta della sua attendibilita’ avrebbe indicato il luogo preciso in cui i cadaveri erano stati gettati. Il nuovo pentito e la sua famiglia sono ora sotto protezione. La ‘gola profonda’ del clan sarebbe un pesce piccolo: un ‘manovale’ di Cosa nostra che non sarebbe a conoscenza in modo approfondito delle dinamiche e del contesto in cui il duplice delitto e’ maturato. Un contesto sul quale, ora, gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, vogliono vedere chiaro: secondo i primi accertamenti l’assassinio dei due narcos, che avevano organizzato un traffico di droga tra la Sicilia e il Canada, sarebbe stato commissionato a un gruppo di killer bagheresi, due dei quali sono stati fermati, da don Vito Rizzuto, vecchio boss di Ontario, preoccupato che Fernandez, un suo ex fedelissimo, fosse passato dalla parte del suo nemico, Raynald De Jardin. I sicari, Pietro e Salvatore Scaduto, vecchie conoscenze del padrino, avrebbero ricevuto l’ordine e l’avrebbero eseguito. Non da soli, pero’ – le modalita’ dell’agguato fanno pensare a un commando ben piu’ nutrito – e non senza copertura. ‘E’ impensabile – spiegano in Procura – che in una zona di mafia come quella si possano ammazzare due persone in quel modo senza il benestare del capomafia’.
Il boss Giacinto Di Salvo, ritenuto al vertice del mandamento, dunque, sarebbe stato a conoscenza della cosa. E, sospettano gli investigatori, in cambio dell’aiuto nell’eliminazione dei due narcos, potrebbe avere avanzato pretese precise, ad esempio sulla gestione del business del traffico di droga. Di certo nel mandamento di Bagheria, azzerato mercoledi’ dal blitz dei carabinieri, c’e’ una certa fibrillazione. Dalle intercettazioni emerge che un altro personaggio di rilievo del clan, Carmelo Bartolone, ex fedelissimo di Bernardo Provenzano, avrebbe tentato di fare le scarpe a Di Salvo. Di lui non si hanno piu’ notizie da febbraio.
I carabinieri inizialmente hanno ipotizzato una fuga per timore di un arresto – Bartolone era sorvegliato speciale dopo una condanna per mafia – ma alla luce del duplice omicidio non si esclude che qualcuno possa averlo eliminato. In decine di conversazioni Sergio Flamia, ‘tesoriere’ della cosca e braccio destro del padrino bagherese, parla della scomparsa di Bartolone. ‘Se viene un uccellino e mi dice a me ‘stai attento…guardati quando cammini e stai attento perche’……il programma che vogliono ammazzarti’ – dice – io mio tolgo il guinzaglio…ed affronto a chiunque perche sono onesto…ma se io me ne vado gia’ la prima cosa che sto dimostrando e’ che…minchia ho torto’. E’ indubbio – scrivono i carabinieri nel fermo ‘che il principale movente dell’allontanamento sembra da legarsi alla raggiunta consapevolezza che il vertice del mandamento mafioso di appartenenza ne stava programmando l’eliminazione fisica’.
































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