Il Made in Italy resta uno dei marchi più forti e riconosciuti a livello globale, ma la sua identità rischia di indebolirsi sui mercati internazionali. A lanciare l’allarme è un’analisi riportata da Il Sole 24 Ore, basata sui dati di uno studio condotto da Made in Italy Community.
Secondo la ricerca, se in Italia l’86% dei consumatori sceglie prodotti nazionali, all’estero il fenomeno dell’“Italian sounding” continua a crescere: il 42% degli intervistati ammette di aver acquistato almeno una volta un prodotto falsamente italiano e, tra questi, il 28% dichiara addirittura di averlo preferito all’originale.
Un dato che evidenzia una criticità sempre più evidente: il valore del Made in Italy è riconosciuto, ma spesso non è immediatamente distinguibile dalle imitazioni. A sottolinearlo è Roberto Santori, fondatore di Made in Italy Community: “spetta a noi migliorare e promuovere il racconto del made in Italy, per aumentare la conoscenza dei prodotti italiani e della qualità che li distingue dalle imitazioni” osservando che “il made in Italy non rischia di perdere attrattività, ma di perdere riconoscibilità” poiché quando un consumatore su due acquista inconsapevolmente un falso “significa che il valore c’è, ma non è abbastanza chiaro né protetto”.
Il tema è stato al centro del Made in Italy Day, in programma oggi a Roma presso l’Auditorium della Tecnica di Confindustria. Un’occasione per ribadire la necessità di rafforzare le strategie di promozione e tutela del brand italiano nel mondo.
Santori insiste sulla necessità di una campagna strutturata e continua: “coinvolgere anche gli italiani all’estero, che in alcuni mercati strategici, penso all’area del Mercosur, sono milioni di persone, potenziali consumatori e ambasciatori del made in Italy”.
Guardando al futuro, lo studio evidenzia come la competitività del sistema produttivo italiano passi anche dall’integrazione tra tradizione e innovazione. In particolare, il 72% degli stranieri intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata positivamente anche nei processi legati all’artigianalità, a patto di investire in creatività e sviluppo di nuove idee.
Infine, emerge con forza il ruolo delle nuove generazioni: il 79% dei giovani continua a essere attratto dai brand italiani, ma chiede un cambio di passo. Le priorità sono chiare: stipendi più competitivi, maggiore meritocrazia e percorsi di crescita più definiti, elementi considerati fondamentali per rafforzare e rendere più dinamico il sistema produttivo nazionale.































