Torna alla vita e risplende con tutta la luce della sua storia e della sua grandezza. Restituiti gli scavi alla loro inimitabile bellezza, Pompei vive una vita nuova. La terza nella sua infinita lunghezza. Restauri, mostre, concerti: sono finiti gli anni del vergognoso degrado attribuibili all’incuria degli uomini e all’assenza dello Stato. Pompei se li è lasciati alle spalle, proponendo la sua primavera. Ha prestato per mesi al Giappone i suoi affreschi e ora apre ai visitatori due strepitosi siti, Villa Imperiale e Antiquarium.
Ma sono i numeri che spargono sensazioni straordinarie, ora che si è conclusa la lunga stagione dei crolli. Anch’essa come prodotto della strafottenza e della disattenzione degli uomini. Pompei è rinata. Eccoli, i numeri, le cifre. Tre milioni circa di visitatori nel 2015, i biglietti d’ingresso agli scavi venduti sono stati infatti 2.978.884. Il record nel mese di luglio, 381.204 visitatori paganti. È del 2014 l’ultimo dato d’incassi disponibile, oltre 21 milioni di euro. Tutto quanto a fronte dei fondi stanziati per la riqualificazione con il Grande progetto Pompei, 105 milioni di euro sull’unghia.
Il sito archeologico tra i più visitati al mondo si è lasciato alle spalle momenti oscuri, polemiche, sospetti di ruberie. Funziona come un orologio svizzero, ora. Ogni giorno trentuno sentinelle segnalano i rischi in tempo reale. I funzionari che hanno seguito i lavori di riqualificazione e si restauro possono garantire interventi a regola d’arte. “Siamo giovani e una squadra, ecco perché tutto è cambiato”, si rallegra con il suo gruppo e con se stessa l’archeologa Laura D’Esposito, che lavora a Pompei dal 21012. “Questo luogo ci ha stregato, lavoriamo tanto, senza orari, così abbiamo vinto l’abbandono”.
Tutto è cambiato grazie alla presenza e all’operato anche del soprintendente Massimo Osanna. Il professore è a Pompei dal 2014. “Siamo partiti con la manutenzione programmata, ora Pompei è monitorata continuamente. È stata assicurata la massima trasparenza sui lavori nel momento in cui Pompei era allo stremo. Sei restauratori, cinque architetti e venti operai, guidati da archeologi, preparano un report ogni mese per segnalare i lavori fatti, le condizioni di degrado e di rischio”.
Il simbolo della rinascita di Pompei è la grande sala da pranzo di Villa Imperiale. La lussuosa spettacolare dimora con vista sul Golfo di Napoli, dove la vita scorreva tra l’ozio e gli incontri quotidiani del padrone di casa. I clienti venivano dalle campagne per omaggiare il padrone. I fondi stanziati hanno consentito l’apertura delle stanze al pubblico a pochi passi da Porta Marina, l’ingresso principale della Pompei dei nuovi record. È stato ricostruito un triclinio con arredi e oggetti da mensa e la sala da studio e quella di riposo con vista sul mare. I bombardamenti alleati del 1943 l’avevano distrutta e l’edificio non era stato mai accessibile al pubblico.
L’Antiquarim, un autentico gioiello, è al piano superiore, riaperto dopo trentasei anni. Il terremoto dell’80 in Irpinia lo aveva fortemente danneggiato. Giuseppe Fiorelli, l’inventore della moderna Pompei, lo fece costruire nel 1870. Adesso ospita il nuovo book-shop, il plastico della città prima dell’eruzione del 79 dopo Cristo, e un percorso con visita utile ai fini della visita. Fino al 27 novembre, l’Antiquarium ospita la mostra “Per grazia ricevuta”, consentendo così per la prima volta l’ingresso negli scavi della Madonna di Pompei, con l’assenso dell’arcivescovo Tommaso Caputo. All’interno, l’esposizione di reperti, di reperti, ex voto, statue e ceramiche dalla Pompei preromana e romana, mai esposti prima.
Il primo Maggio l’apertura dei cancelli d’ingresso agli scavi è stata consentita solo fino ad un massimo di quindicimila persone. Pompei a numero chiuso, a ben vedere. Il 15 maggio verrà inaugurata la mostra di Igor Mitoraj. Il 7 e l’8 luglio David Gilmour riporta i Pink Floyd nell’Anfiteatro Pompeiano. Il 12 andrà in scena lo show di Elton Johan. Tutto questo per dire al mondo che Pompei è cambiato. È un’altra cosa, ora. Una gran bella cosa. “Sono ammirato da questa bellezza esplosiva”, detto da Matteo Renzi durante la sua visita natalizia e l’apertura di altri sei edifici.
L’area archeologica di Pompei si estende su sessantasei ettari, dei quali quarantaquattro alla luce. I quartieri sono nove e comprendono 1.500 edifici, con 12.000 metri quadrati di pavimenti e mosaici, 17.000 si affreschi e intonaci, tre chilometri e duecento metri di cinta muraria. L’area archeologica è diventata patrimonio dell’Umanità dell’Unesco nel 1997.
Meraviglia delle meraviglie, Villa dei Misteri è stata riaperta a marzo 2015. Edificio del II secolo avanti Cristo, presenta ora gli affreschi restaurati. È tra i siti più visitati della città. L’ingresso di piazza Anfiteatro ospita l’esposizione dei calchi in gesso delle vittime dell’eruzione. La mostra è stata inaugurata a maggio 2015 all’interno della Piramide dell’Anfiteatro. Nella Palestra Grande sono arrivati ad agosto gli affreschi di Murecine, ritrovati durante la costruzione della terza corsia dell’A3, mai esposti prima negli scavi. Riaperti al pubblico anche la Fullonica di Stephanus, le case di Cirptoportico, di Paquio Proculo, del Sacerdote Amandus, di Fabius e dell’Efebo.
I lavori di recupero della Schola Armaturam, vittima del crollo del 2010 che indignò il mondo, sono partiti a gennaio. A marzo del 2016 la riapertura di altre domus: la Casa della Venere in conchiglia, la Casa del Frutteto, e i praedia di Giulia Felice, chiusi dagli anni ’80. Nello stesso mese è stato riproposto a beneficio di tutti un intero quartiere di scavi, il Regio Vili. Il Foro riaprirà il 15 maggio, questione di pochi giorni.
Prossima è l’apertura di un percorso per diversamente abili che consentirà di visitare gli scavi anche ai non vedenti. Pompei è davvero un’altra, più bella e migliorata, ora con una marcia in più. Una grande squadra e il Grande Progetto l’hanno restituito in tutta la sua magnificenza agli occhi del mondo. Buone notizie, positive notizie dal Sud. Centocinque
milioni spesi bene, una volta tanto.
































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