Italiani all’estero, rinnovo Comites: una fretta pericolosa – di Dino Nardi

Dopo dieci anni, finalmente, si rinnoveranno (forse) i Comites, eletti l’ultima volta nel lontano 2004 e con cinque anni di ritardo rispetto alla loro scadenza naturale del 2009, con una platea di possibili elettori radicalmente cambiata, poiché, dopo due lustri, molti emigrati di prima generazione sono nel frattempo rimpatriati o venuti a mancare quantomeno per ragioni anagrafiche, con i loro figli e nipoti poco interessati al mondo dell’emigrazione e con la nuova emigrazione (quella 2.0) che vive in un suo mondo parallelo a quello tradizionale degli emigrati italiani, tanto da non definirsi neppure tali, bensì "expat".

Un ritardo incredibile nel rinnovo di questi organismi, dovuto a ben tre rinvii che si sono succeduti dal 2008 ad oggi. Rinvii motivati prima (2008) dalla necessità (sic) di rivedere la legge e quindi di dare il tempo al Parlamento di approvarla, per poi finire nell’oblio; infine (2010 e 2012) per mancanza di soldi per l’organizzazione dell’evento elettorale a causa della crisi finanziaria che stava vivendo (oggi non più?) il Paese con conseguenti tagli lineari ai bilanci dei vari ministeri, compreso ovviamente il MAE.

Adesso siamo a metà settembre e quindi a ridosso della scadenza del 31 dicembre 2014, termine fissato dall’ultimo rinvio entro il quale si devono rinnovare i Comites, ed il Parlamento non ha ancora approvato il decreto legge 1 agosto 2014, n. 109, che nell’articolo 10 fissa le nuove regole per l’elezioni dei futuri Comites (voto per corrispondenza limitato a coloro che si iscriveranno nell’albo elettorale dell’Ufficio consolare di riferimento).

Nel frattempo in emigrazione in molti – compresa la UIM – si sono già attivati da alcune settimane per motivare e sollecitare le comunità italiane ad iscriversi in questo albo, prendendo in contropiede, in alcuni casi, molti Uffici consolari che ancora non si sono attivati in attesa dell’approvazione definitiva del decreto in questione.

Tuttavia, ci si sta rendendo conto che a causa dell’ormai imminente scadenza elettorale (si vocifera il 14 dicembre) i tempi per i vari adempimenti connessi all’organizzazione delle elezioni, soprattutto l’iscrizione all’albo degli elettori e la necessaria propaganda (anche con l’invio da parte della rete consolare di un plico informativo sia pure limitato ai capofamiglia), nonché la presentazione delle liste dei candidati, l’invio del plico con il materiale per il voto agli iscritti all’albo e la successiva restituzione agli Uffici consolari della scheda elettorale – sono talmente stretti che, per la fretta, queste elezioni rischiano di rivelarsi un vero e proprio flop!

Sì, un grande flop, poiché si rischia di ritrovarci con dei nuovi Comites eletti da poche migliaia di elettori, quindi poco autorevoli. Un risultato che darà fiato alle trombe dei soliti noti che da sempre sono contrari a questi organismi (compreso il Cgie) ed allo stesso voto all’estero ritenuti troppo costosi e inutili.

A questo punto, è lecito domandarsi perché, dopo aver atteso ben dieci anni, si deve andare a rinnovare questi organismi con tutta questa fretta (tardiva e pericolosa) quando ancora nel 2013 lo stesso Cgie chiedeva, inascoltato, di andare a rinnovarli al più tardi prima dell’estate 2014?

Non è più saggio prendere ormai atto che non si sono più i tempi necessari per organizzare con questo nuovo sistema della preiscrizione, in modo serio, le elezioni entro il prossimo 31 dicembre?

Chi potrebbe lamentarsi se, invece, entro questa scadenza il Parlamento fissasse le elezioni per il rinnovo dei Comites per una data certa a marzo 2015? Probabilmente nessuno, salvo i soliti noti polemisti di professione!

*Coordinatore europeo UIM e membro Cgie