Quelli che sono obbligati a farlo, mangiano meno, consumano meno, spendono meno, sollecitati in questa direzione dalla crisi divoratrice. Quelli che possono risparmiano, depositano i soldi in banca. I risparmi delle famiglie italiane hanno raggiunto quota 849 miliardi, a giugno 2013. In crescita anche i depositi bancari delle aziende, 197 miliardi in un anno. Istat segnala che i consumi alimentari e di altro tipo sono calati dello 0,3% da giugno 2012 a giugno 2013. Mentre l’associazione Bruno Trentin-Isf-Ires-Cgil consiglia di prestare attenzione ad un dato fondamentale: in Italia 9 milioni di persone sono in sofferenza. Disoccupati, precari, scoraggiati, part-time: 9 milioni di italiani in disagio occupazionale, per la prima volta dall’esplosione della crisi economica.
Quelli che se lo possono permettere sono diventati formiche, risparmiano e depositano in banca. Ma non è dato sapere quanti siano; si sa che 9 milioni sono alle prese con quotidiani disagi. Crollano le vendite al dettaglio, gli italiani tengono chiusi i loro portafogli.
La sostanziosa crescita dei depositi bancari farebbe capire, lascerebbe intendere, che siamo un popolo di risparmiatori. I numeri sono il condensato e la sintesi dell’incontro che i capi del sindacato hanno avuto con Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. Il primo esito del confronto è questo: il danaro depositato presso gli istituti di credito è cresciuto di 45 miliardi di euro in un anno. L’incremento valutato è del 5,5% in più rispetto al 2012. I depositi hanno avuto un incremento del 7,16% da un anno all’altro. Da 1.300 a 1.490 miliardi. In salita anche i depositi delle aziende e delle imprese a carattere familiare, da 45,2 miliardi a 46,1. In sintesi, lo stock di denaro lasciato nel conto corrente è aumentato di 28 miliardi in un anno. Settecentoventotto miliardi nel 2012, più 4,9%, rispetto a 700 miliardi. Vanno forte i depositi vincolati a breve scadenza. Una sorta di cartina di tornasole del sistema bancario italiano. Questo tipo di deposito garantisce una discreta protezione dall’inflazione. L’incremento è poderoso, +14,45%. Tradotto in miliardi, tra giugno 2012 e giugno 2013, superata quota 322 miliardi di euro. I consumi, solo a maggio, sono andati giù dello 0,2, laddove il calo da gennaio a marzo si era stabilizzato su un meno 0,3%. Un calo generalizzato, avvertito in particolare nel settore degli elettrodomestici (-5,9%), dei farmaceutici (-4,6%), dell’utensileria per la casa e ferramenti (-0,6%). Tengono benino, per il momento, l’hi-tech e telefonini cellulari di ultima generazione.
La crescita del risparmio e dei depositi bancari non attenua però le preoccupazioni del sistema bancario italiano. Permane l’allarme, compagno di pianti e lamenti. Gli istituti di credito italiani prevedono 19.000 uscite nei prossimi anni. L’inevitabile moria di lavoratori viene motivata con spiegazioni che sono figlie delle nuove tecnologie. L’online e quant’altro rendono sportelli e filiali sempre meno necessari. Le 19.000 uscite includono prepensionamenti volontari e tagli incentivati, a fronte di nuove assunzioni o della stabilizzazione dei contratti precari. Prossimo dramma del lavoro bancario prevede, in questo senso, una massiccia presenza del Monte Paschi Siena. Mps ha programmato 4.600 esuberi nel prossimo triennio. In Italia sono state chiuse 1.000 filiali nel 2012. Questo è il risultato delle sofferenze degli istituti di credito in Italia. Sì, le banche sono in affanno. Le sofferenze sono testimoniate da un unico numero, importante, fondamentale, indicativo. Il problema degli istituti di credito in Italia è di 138 miliardi. Dunque, non bruscolini. Istituti di credito in sofferenza, ne fanno le spese ovviamente i dipendenti: 316.000 nel 2011, 309.000 nel 2012. Settemila in meno, che diventano 28.000 se confrontati con i numeri del 2008.
Peggio dell’Italia in Europa solo la Spagna, che ha denunciato la perdita di 11.000 lavoratori nel 2012. In Europa i lavoratori del comparto bancario sono scesi nel 20123 da 3.088 milioni a 3.037. In Italia si annunciano tempi progressivamente sempre più duri per i bancari. Tagli, sforbiciate. Un processo forse inarrestabile, cui si oppone il sindacato Fabi, che qualcosa però promette a tutela dei lavoratori. Nel 2014 si batterà con tutte le forse per il mantenimento dell’attuale livello di 330.000 addetti bancari. Doveroso il più grande in bocca al lupo.
































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