C’e’ qualcosa di surreale nell’ ascoltare Giorgio Napolitano che sferza tutte le forze politiche colpevoli di aver condotto il Paese alla paralisi e gli applausi scroscianti che accolgono il suo discorso. Come dice Massimo Cacciari, si avverte l’eco delle commedie dell’assurdo di Ionesco. E anche la percezione di un pericolo. Quale? Che il teatrino possa proseguire. Il capo dello Stato, con indubbio sacrificio personale, ha accettato il reincarico per dare un governo al Paese. Lo ha detto esplicitamente.
Ma lo ha fatto anche ‘senza illusioni’. Un accenno al fatto che i partiti non sembrano ancora smaltito la sbornia della crisi che li ha destabilizzati, come lascia intendere l’arabesco di dichiarazioni che si intrecciano sulla formazione del futuro esecutivo. Eppure Napolitano e’ stato chiaro: se la sordita’ politica restera’ ai soliti livelli, non esitera’ a sciogliere le Camere.
L’accordo tra forze diverse (vale a dire le larghe intese) e’ ‘tassativo’. Ai giovani 5 stelle il presidente della Repubblica si e’ rivolto direttamente (una novita’ importante) per invitarli a capire che un volto cruciale della democrazia e’ proprio quello della trattativa e della capacita’ di mediazione: non si puo’ fare politica, ha spiegato, senza la conoscenza delle complesse problematiche di governo della res pubblica. Magari pensando di risolvere tutto con la contrapposizione tra piazza, rete e Parlamento.
Napolitano e’ consapevole che nel dibattito politico si e’ insinuato l’invisibile veleno della virtualita’, il terrore di tanti parlamentari di essere giudicati da un mondo (quello di internet) che e’ pero’ inaccessibile ai poveri e agli anziani, cioe’ proprio a coloro che si vorrebbe difendere.
Un discorso di spessore, hanno commentato all’unanimita’ Pierluigi Bersani e un Silvio Berlusconi all’insegna del ‘meno male che Giorgio c’e’ ‘. Diciamo pure un progetto di governo che partira’ dal documento predisposto dai dieci saggi. Tuttavia non ci si puo’ nascondere che questo progetto e’ intimamente legato non solo alle scelte che fara’ Napolitano dopo aver consultato i partiti (si parla della possibilita’ di un incarico a Giuliano Amato) ma anche della sua discreta regia. Il che fa capire come si stia aprendo il capitolo di un presidenzialismo di fatto, sia pure nei limiti dettati dalla Costituzione. Del resto questo e’ un tema che fa parte delle riforme istituzionali necessarie e che, per esempio, Matteo Renzi esplicitamente sponsorizza. Ma in realta’ il passaggio piu’ impervio deve ancora essere affrontato. Un Pd lacerato, all’interno del quale si rincorrono sospetti e si distillano veleni, non ha nemmeno il tempo di riorganizzare le sue retrovie: deve prendere decisioni immediate nel corso delle consultazioni, con il rischio dell’ennesima scissione. L’hanno fatto balenare Pippo Civati (secondo il quale i traditori diventeranno ministri) e Matteo Orfini, pronti a non votare la fiducia se ci sara’ un’intesa Pd-Pdl. In questa prova cruciale sembra sfaldarsi anche la componente dei Giovani Turchi e delinearsi una competizione tra due personalita’ che nelle votazioni del Quirinale hanno sbagliato ciascuno una mossa: Matteo Renzi lanciando la candidatura di Romano Prodi verso il parricidio, Fabrizio Barca pronunciandosi per Stefano Rodota’ a votazioni per Napolitano aperte con poca considerazione della compattezza del partito. Ma il Pd non ha molte scelte: se si dovesse tornare a votare con questa legge elettorale, pronosticano i sondaggi, perderebbe a vantaggio del centrodestra e rischierebbe anche un’emorragia di voti verso i grillini. I quali peraltro sono apparsi per la prima volta disorientati dopo il fiasco della ‘retromarcia su Roma’ del loro leader: aver invocato la piazza per Beppe Grillo potrebbe rivelarsi un boomerang ad effetto ritardato perche’ certo il suo appello di sabato sera non e’ piaciuto per evidenti motivi ne’ a Stefano Rodota’ ne’ a Nichi Vendola.
Quanto al centrodestra, il Cavaliere lavora per un esecutivo nel quale i politici ricoprano le cariche chiave. E spera che si possa imporre un’agenda di taglio delle tasse e di politica espansiva che lo aiuterebbe nelle future elezioni e che possa convincere la Lega a partecipare. Ma al di la’ delle dichiarazioni, il suo potere di interdizione e’ limitato perche’ nel Pdl si ragiona che in questo momento l’unica via d’uscita e’ un governo di salvezza nazionale.
































Discussione su questo articolo