A cinquant’anni dal golpe militare in Argentina, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana promuove due giornate di memoria e riflessione tra Roma e Genova, dedicate alle vittime della dittatura e al legame profondo con l’emigrazione italiana.
Il filo conduttore è fortemente simbolico: “Madri” e “Figli”, da un lato le Madres de Plaza de Mayo, dall’altro i figli desaparecidos, vittime della repressione.
Il programma a Genova: testimonianze, ricerca e memoria
Dopo il primo appuntamento a Roma, il 25 marzo il focus si sposterà a Genova, proprio al MEI, con una giornata articolata tra convegni, testimonianze e momenti culturali.
Alle ore 11 è previsto il convegno internazionale “Figli”, con interventi di studiosi, attivisti e testimoni diretti della repressione argentina. Tra le presenze anche il senatore Dario Franceschini, che da ministro della Cultura promosse la nascita del museo.
Spazio alle testimonianze di sopravvissuti e familiari delle vittime, insieme a storici ed esperti dei diritti umani, per ricostruire una memoria condivisa e consapevole.
Le storie: italiani desaparecidos e identità negate
Tra i momenti più significativi, la proiezione del video “Figli”, dedicato ai desaparecidos italiani, con particolare attenzione a quelli di origine genovese.
Emergono storie emblematiche come quella di Hugo José Agosti Vesco, sequestrato a Buenos Aires nel 1976 a soli 23 anni, o quella di Juan Carlos Campora, docente di origine genovese rapito nel 1977. Tra le vittime anche Emilia Susana Gaggero e i fratelli Adriana e Michelangelo Boitano.
Vicende che raccontano non solo la violenza della dittatura, ma anche il dramma dell’identità negata e delle radici spezzate.
Cultura e memoria: libro e tango
Nel pomeriggio, spazio anche alla cultura con la presentazione del libro “La diva del tango. Alla ricerca del niño rubato” di Michele Balboni, dedicato alla ricerca delle proprie origini nel contesto della dittatura argentina.
La giornata si concluderà con un’esibizione di tango, simbolo della cultura argentina e ponte ideale tra memoria, identità e tradizione.
A cinquant’anni dal golpe argentino, iniziative come quelle promosse dal MEI dimostrano quanto la memoria sia ancora viva e necessaria.
Ricordare i desaparecidos italiani significa non solo rendere giustizia al passato, ma anche rafforzare una coscienza collettiva che attraversa confini e generazioni. Perché senza memoria non c’è identità, e senza identità non può esserci futuro.































