Si è chiusa senza una dichiarazione congiunta la riunione straordinaria della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi, convocata d’urgenza dal presidente di turno, il colombiano Gustavo Petro, per condannare la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi.
I rappresentanti dei 33 Paesi membri non sono riusciti a trovare un consenso su una posizione ufficiale di censura nei confronti della decisione della Casa Bianca.
Un esito tutt’altro che inatteso, che riflette la profonda spaccatura esistente all’interno della regione: una decina di governi si è infatti mostrata più o meno apertamente favorevole all’operazione disposta dall’amministrazione Trump.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Infobae, almeno dieci Paesi – Argentina, Paraguay, Perù, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Panama, Repubblica Dominicana e Trinidad e Tobago – starebbero lavorando a una dichiarazione congiunta di segno opposto rispetto a quella proposta dalla presidenza colombiana della Celac.
Una manovra la cui regia, sempre secondo Infobae, sarebbe nelle mani del governo argentino guidato da Javier Milei, che è stato tra i primi a celebrare pubblicamente l’arresto di Maduro, segnando una netta linea di frattura all’interno del blocco latinoamericano.































