Finalmente, dopo oltre 400 giorni di carcere nelle prigioni del regime venezuelano, Alberto Trentini è libero. Non per grazia del dittatore, non per improvviso ravvedimento del potere, ma solo grazie all’intervento degli Stati Uniti, che con l’arresto di Nicolás Maduro hanno spezzato un meccanismo di arbitrio e sopraffazione che per anni ha calpestato ogni diritto.
Trentini non aveva commesso alcun crimine. Come tanti altri cittadini venezuelani, italiani e stranieri, era stato rinchiuso per ciò che pensava, per ciò che diceva, per ciò in cui credeva. Per le sue idee, le sue opinioni, i suoi valori. E allora una domanda è inevitabile: come si può ancora difendere Maduro e il suo regime, sapendo che in Venezuela si finisce in prigione per un pensiero, per una parola, per una posizione non allineata al potere?
Diciamolo con onestà: senza l’intervento degli Stati Uniti e senza la determinazione del governo italiano, questa liberazione non sarebbe mai avvenuta.

Decisiva è stata anche la mediazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che nei giorni scorsi ha avuto un lungo colloquio telefonico con la presidente venezuelana Delcy Rodríguez per ottenere il rilascio del nostro connazionale.
La vicenda di Alberto Trentini ci ricorda una verità semplice e spesso dimenticata: non esiste democrazia senza libertà, così come non può esistere libertà senza democrazia. Dove il potere imprigiona le idee, non c’è giustizia. Dove la parola è un reato, non c’è popolo sovrano. E dove la libertà viene soffocata, anche la democrazia smette di esistere.































