Tempi certi e risultati concreti e chiari. E’ l’impegno del governo sul fronte delle riforme istituzionali. Lo ribadisce il premier Enrico Letta, all’indomani di un avvio burrascoso in Senato per il ddl costituzionale che disegna il percorso delle modifiche alla Carta. E il ministro Gaetano Quagliariello avverte che denuncera’ chi tentera’ di ‘usare l’alibi dei tempi per non fare nulla’. Ma dal Pdl, che ha gia’ messo a verbale numerose critiche, Sandro Bondi replica: ‘Finira’ per irritare tutti’. ‘Quando il nostro Stato non e’ all’altezza delle aspettative, si moltiplicano i costi e i problemi’. Dopo il monito ai partiti giunto ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche Letta torna a battere sul tasto delle riforme indispensabili per il Paese. Il premier cita la vicenda delle province e dell’architettura istituzionale che e’ stata ‘in questi anni molto sballottata’, per ribadire la necessita’ di intervenire con tempi ‘certi’ per arrivare a ‘risultati chiari su chi decide, in che forma e in che modi’.
Di sicuro, pero’, i segnali che provengono dal Parlamento non sono incoraggianti. I partiti di opposizione, ma soprattutto il Pdl, accusano il governo, con il ‘cronoprogramma’ indicato nel ddl e con la commissione dei saggi, di voler limitare la liberta’ d’azione delle Camere. E a nulla sembrano valere le rassicurazioni piu’ volte espresse dal governo. La settimana prossima, quando in commissione arriveranno gli emendamenti al testo, potrebbe aprirsi un braccio di ferro nella maggioranza.
I tempi del cronoprogramma non sono perentori, fa notare Quagliariello, che apre ad alcune modifiche auspicate anche dalla relatrice Anna Finocchiaro,sia sui tempi che sui contenuti del processo riformatore (con la possibilita’ di esaminare anche materie correlate a quelle costituzionali, come ad esempio il conflitto d’interessi). Nessuna ‘camicia di forza al Parlamento’, dunque, ma l’auspicio – quello si’ – da parte del governo, che i partiti abbiano il ‘buonsenso’ di capire che sui tempi bisogna ‘dare un segnale al Paese’. Se invece qualcuno cerchera’ di ‘usare l’alibi del tempo per non fare nulla’ neanche questa volta, avverte Quagliariello, sentira’ come suo ‘dovere’ denunciarlo davanti all’opinione pubblica. Ma se continua cosi’, con questi toni, commenta pungente il collega di partito Sandro Bondi, ‘finira’ per irritare tutti’.
Il rischio, se la maggioranza davvero si spacchera’, e’ che il ddl del governo sull’iter delle riforme venga varato senza la maggioranza dei due terzi necessaria a evitare un referendum confermativo che finirebbe per allungare i tempi. ‘Non temo questo rischio’, assicura il ministro. Ma aggiunge che una maggioranza inferiore ai due terzi vorrebbe dire che ‘e’ venuto meno l’accordo politico’ ancor prima di entrare nel merito, quando ci annunciano le piu’ ampie spaccature. Ma ‘con i totem non andiamo da nessuna parte’, dice Quagliariello: non siano ‘tifoserie contrapposte’, presidenzialisti e parlamentaristi.
Intanto, il presidente Pietro Grasso sottolinea la necessita’ di non abolire il Senato, ma ‘semmai rimodulare’ il bicameralismo. E insieme rendere possibili decisioni ‘rapide ed efficaci’, dando ‘garanzia di stabilita’ all’azione di governo’.
































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