Cambia il voto all’estero? Un intervento correttivo in extremis appare ormai irrealizzabile: a Palazzo Chigi i margini sono pressoché nulli e anche alla Farnesina sembra prevalere la rassegnazione
Che succederebbe se l’esito del referendum sulla giustizia fosse deciso dagli italiani all’estero? Peggio ancora: e se a ribaltare il risultato espresso in Italia fosse proprio il voto per corrispondenza, con tutte le opacità che da anni lo accompagnano? È questo il timore che serpeggia nel centrodestra e negli ambienti di governo.
Il fronte del Sì alla riforma Nordio – ragiona il Corriere della Sera – rischia infatti di non trovare consenso fuori dai confini nazionali, con il pericolo che una consultazione senza quorum venga condizionata in modo decisivo dal voto estero.
Un intervento correttivo in extremis appare ormai irrealizzabile: a Palazzo Chigi i margini sono pressoché nulli e anche alla Farnesina sembra prevalere la rassegnazione, visto che i tempi – pur senza una data ufficiale del referendum – sono già considerati troppo stretti.
Un articolo di Simone Canettieri sul Corrierone dà conto delle preoccupazioni espresse dal deputato di Fratelli d’Italia Andrea Di Giuseppe, eletto nella ripartizione estera Nord e Centro America.
“Durante la discussione della Finanziaria – afferma Di Giuseppe – ho piantato una bandierina con un mio ordine del giorno, poi approvato: l’attuale sistema elettorale all’estero è fraudolento”, afferma senza mezzi termini l’onorevole, che aggiunge: “Non possiamo dimenticare i 24 mila italiani deceduti in America che, per magia, continuavano a votare e persino a percepire la pensione”.
Lo stesso Di Giuseppe ha depositato una proposta di legge per superare la legge Tremaglia e allineare il voto degli italiani all’estero al modello già adottato per le elezioni europee: niente più schede per posta, ma seggi fisici presso consolati e ambasciate, per garantire maggiore trasparenza, sicurezza e controllabilità del voto.
Una riforma che punta a chiudere definitivamente con le ambiguità di un sistema che, da anni, solleva dubbi e polemiche. Allo stesso tempo, una riforma nei fatti impraticabile. Ricky Filosa, nel suo editoriale, spiega il perché.































