“Sono numerose le note giunte da diversi Paesi al nostro Coordinamento, da parte di vari dirigenti di Patronato.
Anche se i toni mostrano un evidente affanno, che non è certo frutto della nostra difesa dei servizi statali a favore degli italiani all’estero nonché dei posti di lavoro dei dipendenti della Farnesina, ma è probabilmente causato dai dubbi sollevati da vari organismi politici (e in taluni casi, come in Svizzera, anche da qualche sentenza emessa dai competenti Tribunali) sul lavoro dei Patronati stessi, nella sostanza tutti concordano che i servizi consolari vanno resi dai consolati e che va fermata la fuga dello Stato dell’erogazione dei servizi stessi”. Così si legge in una nota diffusa dalla CONFSAL UNSA, Coordinamento Esteri.
“Dall’INCA/CGIL Stati Uniti ci chiedono: ‘Sa i disagi che vivono quotidianamente i nostri connazionali, vista la totale assenza dello Stato italiano?’. Dall’INCA/CGIL Francia ci giunge la segnalazione, con riferimento ai nostri timori che i servizi consolari siano dirottati sui Patronati: ‘È un’affermazione priva di qualsiasi fondamento perché se c’è una rivendicazione oggi in atto da parte dei Patronati, è quella di avere servizi consolari più efficaci nel rispondere ai bisogni della collettività’. E ancora dalla Francia giunge solidarietà al nostro allarme sulla riduzione del personale consolare: ‘Siamo pronti a qualsiasi confronto con il sindacato Confsal Unsa Esteri e ci piacerebbe farlo sul merito di come funzionano i Consolati di Parigi, Metz, Lione, Marsiglia e Nizza, avendo noi la consapevolezza di quanto sia positivo l’impegno di tutti gli operatori consolari ma nello stesso tempo di quanto sia insufficiente la qualità del servizio erogato a causa delle chiusure e la costante riduzione del personale’. Dal Regno unito, sempre dallo stesso Ente, la Confsal/Unsa viene rassicurata rispetto ai suoi timori di dirottamento di risorse che mettono in pericolo posti di lavoro sulla rete consolare: ‘Occorre ricordare per esempio che già da anni i Patronati all’estero collaborano con i Consolati nei campi che la legge ben definisce ed in tutto quello che può rendere più facile l’erogazione dei servizi (molto complessi in verità e non sempre riducibili a sole certificazioni) ai cittadini residenti all’estero senza pericolo di sovrapposizione o addirittura di sottrazione di ruoli e di risorse’. Dall’INCA/CGIL Belgio apprendiamo ‘che il cittadino italiano all’estero abbia diritto ai servizi che lo stato è chiamato a rendergli è un dato di fatto. Che la riforma consolare abbia – di fatto – ridotto se non in alcuni casi eliminato tali servizi, è un’evidenza che sembra sfuggire a Lauriola’. Dall’ITAL Germania ci avvertono che ‘l’attività che è conseguenza della riduzione della rete consolare ci comporta che un aggravio a livello di informazioni ed interventi non ci viene riconosciuto’”.
“E’ pertanto condiviso il nostro appello – scrive ancora la Confsal Unsa -, il cittadino italiano all’estero ha diritto ai servizi che lo Stato, solo lo Stato, inderogabilmente lo Stato, è chiamato a rendergli”.
Conclude la nota: “Nel ringraziare tutti coloro che hanno mostrato attenzione al nostro comunicato, chiudiamo con la citazione di un articolo di legge, con la richiesta di ricordare bene che ogni convenzione stipulata con i Patronati può riguardare solo quei servizi non demandati per legge all’esclusiva competenza delle autorità diplomatiche e consolari”.
Ed ecco la legge 152 del 2001, Art. 11 (Attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero): 1. Gli istituti di patronato e di assistenza sociale possono svolgere, sulla base di apposite convenzioni con il Ministero degli affari esteri, attività di supporto alle autorità diplomatiche e consolari italiane all’estero, nello svolgimento di servizi non demandati per legge all’esclusiva competenza delle predette autorità.
































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