‘Chi va a votare rischia la vita’. E’ questa l’esplicita minaccia con cui i talebani hanno chiuso oggi la loro campagna di sabotaggio delle elezioni in Pakistan, potenza nucleare dell’Asia meridionale, che comunque secondo le autorita’ ‘si svolgeranno regolarmente’. Si tratta di un appuntamento dal grande significato simbolico poiche’ sancisce la conclusione del primo intero mandato quinquennale da parte di un governo pachistano, ed e’ la prima transizione democratica nei 66 anni di indipendenza nazionale, oltre la meta’ dei quali passati sotto una dittatura. Inutile dire che le autorita’ di Islamabad hanno preso sul serio le minacce del Tehrek-e-Taliban Pakistan (TTP) approntando, d’intesa con la Commissione elettorale, un piano di sicurezza che prevede il dispiegamento sul territorio di circa 600.000 uomini, fra cui 92.000 militari e vari reparti di elite antiterrorismo pronti ad intervenire in caso di emergenza.
Ancora oggi, nel giorno di riflessione prima del voto, un’esplosione ha causato tre vittime in un mercato di Miranshah, nel Waziristan settentrionale al confine con l’Afghanistan. E uno scontro a fuoco avvenuto a seguito di un attacco di insorti ad un check point nella Kurram Agency e’ costato la vita a tre militari e nove militanti. Tutto questo non impedira’ a quasi 90 milioni di potenziali elettori di recarsi nei 69.000 seggi aperti ad Islamabad, nelle quattro province del Paese (Khyber Pakhtunkhwa, Punjab, Sindh e Bluchistan) e nei territori tribali dove piu’ alta e’ la conflittualita’ e la tensione.
Non si sa pero’ se potranno farlo le donne di un seggio del distretto nord-occidentale di Lower Dir, dove apparentemente i principali partiti hanno raggiunto un accordo informale affinche’ non sia permesso alle donne di esprimere il loro voto.
Un’altra novita’ di questo voto e’ la sua grande incertezza. Determinata soprattutto dalla fine del bipolarismo politico fra il Partito del popolo pachistano (Ppp, alla guida del governo uscente) e La Lega musulmana pachistana-Nawaz (Pml-N) dei fratelli Sharif. Di cui uno, Nawaz, soprannominato il ‘Leone del Punjab’, e’ gia’ stato per due volte premier prima di essere deposto da un colpo di Stato.
A fare da terzo incomodo e’ emerso negli ultimi anni l’ex campione di cricket Imran Khan che, abbandonato l’agonismo attivo, ha fondato il Movimento pachistano per la giustizia (Pti) che si offre come ‘unica forza rinnovatrice’ capace di materializzare il sogno di ‘trasformare il Pakistan in una Nazione veramente indipendente e produttiva’.
‘Sono le elezioni piu’ imprevedibili da decenni – spiega l’analista Amir Mateen – per l’entrata in scena di 40 milioni di persone che votano per la prima volta (oltre il 45% del totale) e per l’eliminazione di 35 milioni di falsi elettori emersi nel processo di digitalizzazione delle liste’. ‘Tutto dipendera’ dalla presa reale di Khan sulle nuove generazioni e sulla gente delle zone rurali – ha ancora detto – ma davanti all’entusiasmo per la prospettiva di un rinnovamento radicale, preferisco essere prudente’. E’ probabile, ha proseguito, che se non vi sara’ un boom di affluenza (in passato e’ stata inferiore al 50%), ‘sara’ il Pml-N di Nawaz Sharif a ottenere la maggioranza relativa dei 272 seggi disponibili (altri 70 vanno a donne e minoranze), con una decisa caduta del Ppp, ed un buon risultato del Pti’. Mi sento di dire, ha concluso l’esperto, che ‘il voto portera’ a governi di coalizione al centro ed in almeno tre delle quattro province, come e’ sempre stato il caso dal 1988, con l’eccezione nel 1997, quando Sharif ottenne una maggioranza dei due terzi’.
Una soluzione di questo tipo dovrebbe per forza di cose conciliare interessi diversi, e rendere forse impossibile, ancora una volta, la realizzazione di politiche decise per affrontare le tante emergenze nazionali, che vanno dal terrorismo alla corruzione, dalla crisi economica all’emergenza energetica.
































Discussione su questo articolo