E’ arrivato già a ora di pranzo, prima del previsto, l’ok del Senato al decreto su Imu e Bankitalia, con 142 voti favorevoli, 94 contrari e 2 astenuti. ”E’ un importante risultato che, nonostante la votazione di oltre 400 emendamenti, ha premiato il buon lavoro del Senato e rafforzato la maggioranza” sorride Federico Fornaro, senatore del Pd, relatore del testo: "Abbiamo approvato, in prima lettura la conversione del decreto legge arricchito rispetto al testo del governo, grazie al costruttivo dialogo intercorso tra tutte le forze parlamentari in Commissione, compreso anche con i colleghi del Movimento 5 Stelle, anche se poi quest’ultimo ha scelto di presentare strumentalmente più di 400 emendamenti in aula al solo scopo di rallentare l’approvazione da parte del Senato”.
”Con questo provvedimento – spiega Fornaro – si consegue l’obiettivo primario del rafforzamento della autonomia e dell’indipendenza della Banca d’Italia, vero e proprio bene pubblico inalienabile. Abbiamo affrontato anche il tema della rivalutazione delle quote di partecipazione (ferme al valore del 1936) e la parziale riforma della governance di Banca d’Italia al fine di mantenere sia nel breve e sia nel lungo periodo quell’equilibrio che ha assicurato in questi anni l’indipendenza dell’istituto. Il decreto, infine, sancisce definitivamente l’abolizione dell’Imu sulla prima casa. Nel 2013 con l’abolizione della tassazione immobiliare c’e’ stato un risparmio reale sul bilancio delle famiglie di 4,5 miliardi di euro, mentre la mini Imu, vale circa 400 milioni di euro.
Nello specifico, l’articolo 1 abolisce il versamento della seconda rata dell’Imu per alcune tipologie di immobili che sono state oggetto dell’esclusione della prima rata del tributo e stanzia 2.164 milioni per assicurare ai comuni il ristoro del minor gettito dell’imposta municipale propria. L’articolo 3, al fine di aumentare il valore degli immobili pubblici da dismettere assicurando così le entrate stimate, consente all’acquirente di sanare irregolarità edilizie. E’ stato approvato l’emendamento in base al quale il Ministero dei beni culturali, di concerto con il Ministro dell’economia, individua i beni di rilevante interesse da mantenere nella proprietà dello Stato e l’Agenzia del demanio sospende procedure di dismissione di beni di rilevante interesse ambientale.
All’articolo 4, che autorizza la Banca d’Italia ad aumentare il proprio capitale mediante utilizzo delle riserve statutarie all’importo di 7,5 miliardi di euro, è stato approvato, quasi all’unanimità, l’emendamento della Commissione, per il quale le categorie di investitori che possono acquisire le quote di partecipazione al capitale dell’Istituto sono così individuate: banche aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia, imprese di assicurazione e di riassicurazione aventi sede legale e amministrazione centrale in Italia; enti e istituti di previdenza e assicurazione aventi sede legale in Italia e fondi pensione. Accolto anche l’emendamento del senatore Vacciano (M5S) , secondo cui, qualora i predetti soggetti perdano il requisito di sede legale in Italia, si dovrà procedere alla vendita delle quote. Ciascun partecipante non può possedere una quota di capitale superiore al 3 per cento. All’Istituto è consentito di acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi a oggetto le medesime. La Banca d’Italia riferirà annualmente alle Camere in merito alle operazioni di partecipazione al proprio capitale. La copertura finanziaria degli oneri recati dal provvedimento è assicurata dalle maggiori entrate derivanti dall’articolo 2, che aumenta al 128,5 per cento la misura dagli acconti IRES e IRAP per gli enti creditizi, finanziari e assicurativi e per la Banca d’Italia.
































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