Nello studio ovale della Casa Bianca Giorgio Napolitano porta suo malgrado la preoccupazione per una ‘nuova Tangentopoli’ e come nel ’92 – alla vigilia del voto che anniento’ la Prima Repubblica – un ciclone di arresti, scandali, e avvisi di garanzia travolge la politica. Hanno una nota amara le parole di Mario Monti, il primo a parlare di un ritorno a quei difficili giorni: ‘Oggi c’e’ una speranza minore. Nel 1993 ci fu un’azione liberatoria della magistratura, ma poi, la coscienza degli italiani che guidano gli altri italiani si e’ seduta’. Silvio Berlusconi invece oggi corregge il tiro: ‘Non ho mai pronunciato la parola tangenti. Sono un reato e va evitato e punito’, rettifica dopo essere stato accusato ieri dal Pd di ‘apologia di mazzette’. Ma niente Tangentopoli: ‘Sono casi isolati, creati da una certa magistratura per mettere una cortina di fumo sullo scandalo Mps che coinvolge il Pd’, minimizza. Pier Luigi Bersani al contrario lo ‘scandalo’ lo vede tutto e spinge il Cavaliere a ‘non giustificare’. ‘La storia non si ripete mai negli stessi termini – afferma il segretario Pd -, non credo tecnicamente si possa definire una tangentopoli simile a quella di quegli anni’. Tuttavia, si tratta di qualcosa che ‘segnala una distruzione di anticorpi’.
Un protagonista indiscusso di quella stagione, l’ex pm di Mani pulite Antonio Di Pietro, pensa invece che a cambiare oggi sia ‘solo il conio’. ‘Vedo girare in manette persone che avevo gia’ fatto arrestare io. Berlusconi nega? E’ il solito imbroglione che vuole prendere in giro gli italiani. Pure le pietre vedono il sistema di tangenti ‘, affonda 21 anni dopo le inchieste milanesi, accusando ‘tutti gli ipocriti, Monti compreso, che hanno fatto finta di non vedere’. Per una volta, Pier Ferdinando Casini e Antonio Ingroia sono d’accordo. ‘Non so se Tangentopoli se ne sia mai andata’, dice il leader Udc, mentre per il leader di Rivoluzione Civile ‘L’Italia e’ una Tangentopoli eterna a cielo aperto’. ‘Al di la’ del nome, c’e’ un enorme livello di malaffare e occorre agire con la massima forza’, concorda Gianfranco Fini. La Lega continua invece ad accendere i riflettori sul fattore tempo. ‘Non sono un complottista – afferma il segretario Roberto Maroni – ma vedo dei tempi non casuali: alcune richieste di arresto eseguite in questi giorni per pericolo di fuga erano state presentate prima di Natale: il gip se le e’ tenute un paio di mesi ed e’ singolare se c’era pericolo..’.
A meno di dieci giorni dal voto, le vicende giudiziarie vanno ad intrecciarsi con il timore crescente dei partiti che – come nel ’94 Di Pietro – Beppe Grillo riesca a catalizzare intorno al suo Movimento a 5 stelle il voto di protesta. Il comico prestato alla politica confida nei generosi sondaggi riservati che circolano sottobanco. Ma Berlusconi e’ certo che ‘gli italiani non possano essere cosi’ fuori di senno da dare il voto a Grillo, che e’ solo distruttivo e per l’80% presenta candidati provenienti dai comitati No Tav e dai centri sociali’. Bersani mette in guardia: ‘Attenzione, con le promesse di Grillo e del Cavaliere l’Italia diventa una polveriera’. Mario Monti invece pronostica: ‘Chi ha il gusto per la protesta votera’ Grillo, chi crede nelle riforme votera’ noi’. Ma Grillo lo gela:’Monti finira’ sotto un lampione: non arrivera’ al 10%’.
































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