La riforma della legge elettorale supera il primo passaggio a scrutinio segreto alla Camera. L’Aula di Montecitorio ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli, consentendo al provvedimento di proseguire il proprio iter parlamentare.
Il testo, modificato dal Senato e arrivato alla Camera in terza lettura, continuerà dunque il suo percorso nei prossimi giorni. Il calendario dell’Aula prevede ulteriori votazioni e l’eventuale prosecuzione dell’esame anche nella giornata di venerdì.
Il primo test a scrutinio segreto
Quello sulle pregiudiziali rappresentava il primo passaggio particolarmente delicato del nuovo esame alla Camera. Il voto segreto era stato annunciato dalle opposizioni e inserito nel calendario dei lavori del 1° ottobre.
Il risultato ha consentito alla maggioranza di superare il primo ostacolo e di mantenere in calendario l’esame della riforma.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, presente in Aula, ha commentato il risultato sottolineando che “i numeri sono chiari”.
La premier Giorgia Meloni aveva chiesto ai rappresentanti della maggioranza una presenza particolarmente attenta in Parlamento proprio in vista dei passaggi a scrutinio segreto, considerati i momenti più delicati dell’iter.
L’opposizione: “Atto di prepotenza”
Durissima la reazione delle opposizioni.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha contestato l’impostazione complessiva della riforma e le modalità con cui la maggioranza sta portando avanti il provvedimento.
“È un atto di prepotenza del governo”, ha dichiarato in Aula, sostenendo che l’obiettivo sarebbe quello di limitare l’apertura del confronto politico e di anticipare, attraverso le regole elettorali, gli effetti della futura competizione.
Critico anche Gianni Cuperlo, deputato del Partito democratico, che ha definito la riforma uno “scempio costituzionale”.
Nel suo intervento, Cuperlo ha contestato in particolare il rapporto tra sistema elettorale e rappresentanza parlamentare, accusando la maggioranza di voler modificare gli equilibri della Repubblica parlamentare attraverso una maggiore concentrazione del potere.
Anche Roberto Giachetti ha espresso un giudizio fortemente negativo, definendo la legge un “concentrato di violazioni del dettato costituzionale” e sostenendo che il nuovo meccanismo rischierebbe di aumentare la distanza tra il voto degli elettori e la composizione del Parlamento.
Le valutazioni espresse dai tre esponenti dell’opposizione costituiscono naturalmente la loro lettura politica e giuridica del provvedimento, mentre l’iter parlamentare della riforma prosegue.
Ora arriva il passaggio sulla fiducia
Il prossimo appuntamento è previsto per la prossima settimana. Il governo ha già annunciato l’intenzione di porre la questione di fiducia su parti del provvedimento, con l’ipotesi di intervenire sugli articoli relativi alla Camera e al Senato.
Il voto di fiducia rappresenterà un passaggio distinto rispetto allo scrutinio segreto sulle pregiudiziali.
La riforma, infatti, prevede tra gli elementi principali il sistema proporzionale con premio di maggioranza e l’introduzione di preferenze accanto ai capilista bloccati, oltre ad altre modifiche alla disciplina elettorale.
Il voto finale tra il 7 e l’8 ottobre
Il calendario parlamentare indica nella settimana successiva il completamento dell’esame della riforma. L’ipotesi attualmente prevista è quella di arrivare al voto finale tra il 7 e l’8 ottobre, con lo scrutinio segreto nuovamente al centro dell’attenzione.
Dopo il primo test di Montecitorio, quindi, la legge elettorale entra nella fase decisiva. La maggioranza ha superato il voto sulle pregiudiziali, ma il confronto parlamentare è tutt’altro che concluso: nelle prossime votazioni si misureranno nuovamente i rapporti di forza sul testo destinato a disciplinare le prossime elezioni politiche.































