È stata inaugurata a New York la terza edizione di Vinitaly.Usa, la manifestazione organizzata da Veronafiere in collaborazione con ITA – Italian Trade Agency, che riunisce 300 imprese e circa 2.500 etichette italiane al Pier 36, con appuntamento distribuito su due giornate.
L’obiettivo è consolidare le posizioni raggiunte e ampliare ulteriormente la presenza del vino italiano negli Stati Uniti, puntando su promozione, investimenti e una strategia commerciale capace di intercettare le nuove tendenze del mercato.
«Gli Stati Uniti sono il principale mercato obiettivo per Veronafiere e per il vino italiano ed esprimono ancora un potenziale di altissimo livello che richiede investimenti e continuità d’azione», ha dichiarato Federico Bricolo, presidente di Veronafiere.
La sfida: raggiungere nuovi consumatori
Secondo i dati citati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly, sono circa 35 milioni i consumatori di vino italiano oltreoceano, mentre oltre 50 milioni di persone rappresenterebbero un bacino potenzialmente interessato ai prodotti del Made in Italy.
È proprio in questo spazio che il settore individua una delle principali opportunità di crescita: allargare la platea dei consumatori, senza trascurare chi già sceglie le etichette italiane. Per riuscirci, la promozione dovrà essere sempre più mirata, considerando differenze geografiche, fasce d’età e caratteristiche dei diversi gruppi di consumatori.
Il mercato statunitense richiede infatti un approccio capace di adattarsi a preferenze e occasioni di consumo differenti, mantenendo al tempo stesso riconoscibilità, qualità e valore delle produzioni italiane.
Giovani e nuove abitudini: il vino cambia modalità di consumo
A evolvere non è soltanto la platea dei consumatori, ma anche il modo di bere vino. I dati riportati nel lancio d’agenzia indicano che il consumo avviene prevalentemente come bevanda a sé, modalità indicata al 67%, oppure in accompagnamento ai pasti, al 63%.
Accanto a queste abitudini tradizionali emergono nuove tendenze, soprattutto tra i più giovani: il vino utilizzato nei cocktail, indicato al 34%, e il vino servito freddo con ghiaccio, al 30%. Si fanno spazio anche le miscelazioni con bevande analcoliche.
Per i produttori italiani, comprendere questi cambiamenti può diventare una leva per presentare i propri prodotti a pubblici diversi e valorizzarli in nuove occasioni di consumo. La sfida resta trovare un equilibrio tra innovazione commerciale e identità delle denominazioni e delle tradizioni vitivinicole italiane.
Un mercato da presidiare con continuità
Il valore strategico degli Stati Uniti emerge anche dai dati sugli scambi: secondo quanto riportato dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly, nel 2025 le importazioni statunitensi di vino proveniente dall’Unione europea hanno raggiunto i 4,4 miliardi di euro.
Per Matteo Zoppas, presidente dell’ICE, è fondamentale fare sistema per sostenere il settore vitivinicolo italiano, in sintonia con l’attenzione riservata alla filiera dal Governo, dal Ministero dell’Agricoltura e dalla diplomazia economica della Farnesina.
Vinitaly.Usa si inserisce in questa strategia, offrendo alle aziende un’occasione di promozione e contatto con il mercato americano. Per il vino italiano, la partita non riguarda soltanto le vendite nell’immediato, ma anche la capacità di costruire relazioni durature, rafforzare la propria riconoscibilità e intercettare una domanda che, secondo le stime citate, conserva ulteriori margini di sviluppo.































