Luiz Inácio Lula da Silva conquista un nuovo mandato alla presidenza del Brasile, ma il giorno dopo la vittoria elettorale si apre con una pesante reazione dei mercati finanziari.
Il presidente uscente ha ottenuto il 51,79% dei voti validi, pari a 64.256.232 preferenze, superando il senatore Flávio Bolsonaro, fermo al 48,21% con 59.826.041 voti.
La vittoria, annunciata dal Tribunale superiore elettorale brasiliano, consegna a Lula il suo quarto mandato presidenziale, il terzo non consecutivo.
La differenza tra i due candidati è di oltre 4,4 milioni di voti. Un risultato netto, ma che non cancella la profonda divisione politica del Paese: quasi 60 milioni di brasiliani hanno scelto il candidato della destra, confermando la solidità dell’area bolsonarista e la difficoltà di ricomporre una società attraversata da contrapposizioni ideologiche, economiche e culturali.
La prima conseguenza immediatamente visibile della vittoria è arrivata dalla finanza. Nella giornata di lunedì 26 ottobre, il real si è indebolito bruscamente nei confronti del dollaro, i contratti sui tassi d’interesse sono saliti e le attività finanziarie brasiliane hanno subito forti vendite. La Borsa di San Paolo è arrivata a sospendere temporaneamente le contrattazioni dopo una caduta del 10% dell’indice di riferimento, attivando il meccanismo di protezione previsto in caso di forti oscillazioni.
Il messaggio degli investitori è chiaro: il nuovo mandato di Lula sarà valutato anche sulla capacità di garantire stabilità finanziaria, credibilità dei conti pubblici e condizioni favorevoli agli investimenti.
Lula vince, ma il Brasile resta diviso
Il risultato del ballottaggio ha ribaltato l’esito del primo turno, quando Flávio Bolsonaro si era classificato davanti al presidente uscente. La rimonta di Lula è maturata in una campagna elettorale combattuta, nella quale il confronto tra i due candidati ha assunto una dimensione che va ben oltre la normale alternanza tra partiti.
Da una parte, il Partito dei lavoratori ha puntato sulla continuità delle politiche sociali, sulla riduzione delle disuguaglianze e sulla difesa dell’autonomia internazionale del Brasile. Dall’altra, Flávio Bolsonaro ha raccolto il consenso di un’ampia parte dell’elettorato conservatore, proponendo un’alternativa al governo e facendo leva sulle aspettative di cambiamento in materia economica e fiscale.
La partecipazione al secondo turno è stata significativa: secondo il TSE, hanno votato circa 128,2 milioni di elettori su un totale di 158,7 milioni di aventi diritto. L’astensione si è attestata intorno al 19,2%, in diminuzione rispetto al primo turno.
Il dato conferma la mobilitazione dell’elettorato in una competizione particolarmente sentita. Ma il margine di vittoria non deve indurre a sottovalutare la forza dell’opposizione: il campo conservatore dispone di una base elettorale ampia e di un radicamento che continuerà a pesare sulle scelte del nuovo governo.
Il real crolla e la Borsa si ferma: cosa preoccupa gli investitori
La reazione dei mercati è uno degli elementi più significativi delle ore successive al voto. Secondo le rilevazioni diffuse nella mattinata del 26 ottobre, il dollaro è arrivato a salire di oltre il 12% rispetto al real in alcune fasi delle contrattazioni, raggiungendo valori prossimi a 5,60 real per dollaro. Anche i contratti sui tassi d’interesse hanno registrato forti rialzi, mentre i titoli azionari brasiliani hanno perso terreno.
Le cifre descrivono una giornata di eccezionale volatilità e vanno lette con attenzione: le variazioni possono differire in funzione dell’orario, del mercato di riferimento e dello strumento finanziario considerato. La sospensione temporanea delle contrattazioni a San Paolo, dopo una perdita del 10% dell’indice Ibovespa, conferma comunque la portata della turbolenza.
Non si tratta di una semplice reazione emotiva al risultato elettorale. Nelle settimane precedenti al ballottaggio, una parte degli investitori aveva scommesso sulla vittoria di Flávio Bolsonaro, ipotizzando una politica fiscale più restrittiva e un orientamento maggiormente favorevole al mercato. L’affermazione di Lula ha costretto molti operatori a rivedere le proprie posizioni.
Il timore principale riguarda la traiettoria dei conti pubblici. Gli investitori vogliono capire come il governo intenda finanziare i programmi sociali, contenere la crescita del debito e garantire un percorso credibile per le finanze statali.
Una svalutazione del real può inoltre aumentare il costo delle importazioni e alimentare le pressioni inflazionistiche. Se queste dinamiche dovessero consolidarsi, la banca centrale potrebbe avere meno spazio per ridurre i tassi d’interesse, con possibili conseguenze sul credito, sugli investimenti e sui consumi.
La reazione negativa dei mercati, tuttavia, non equivale a un giudizio definitivo sull’intero mandato. Gli operatori stanno reagendo alle aspettative e alle incertezze che accompagnano il risultato. La direzione dei mercati nei prossimi mesi dipenderà soprattutto dalle decisioni economiche del governo e dalla sua capacità di renderle credibili.
La partita con Trump: sovranità nazionale e dazi
La rielezione di Lula ha anche una dimensione geopolitica. Il Brasile è la maggiore economia dell’America Latina e occupa una posizione strategica nei rapporti tra Stati Uniti, Cina e Paesi emergenti.
Il presidente brasiliano ha rivendicato durante la campagna il diritto del proprio Paese a decidere autonomamente la propria politica estera, senza subordinarsi alle preferenze di Washington. La sua impostazione è distante da quella della famiglia Bolsonaro, che ha coltivato rapporti politici privilegiati con Donald Trump e con una parte della destra americana.
La vittoria di Lula rappresenta quindi un risultato contrario alle aspettative di quanti auspicavano un cambio di governo in senso conservatore. Ma sarebbe sbagliato interpretarla come una rottura inevitabile con gli Stati Uniti.
Washington resta un interlocutore economico e diplomatico fondamentale per Brasilia. Un deterioramento dei rapporti potrebbe avere conseguenze per gli scambi commerciali, gli investimenti e numerosi settori produttivi brasiliani.
Il dossier dei dazi è particolarmente delicato. La politica commerciale americana può incidere direttamente sulla competitività delle imprese brasiliane e sull’accesso ai mercati. Lula dovrà pertanto trovare un equilibrio tra la difesa della sovranità nazionale, che costituisce uno dei punti centrali della sua impostazione politica, e la necessità di mantenere aperti i canali di cooperazione con la Casa Bianca.
Una linea di confronto permanente potrebbe rafforzare il consenso interno intorno al tema dell’autonomia nazionale, ma comporterebbe rischi economici. Al contrario, un atteggiamento troppo accomodante potrebbe entrare in contraddizione con le promesse fatte agli elettori.
Cina e BRICS: il Brasile non vuole scegliere un solo campo
L’altro grande capitolo della politica estera brasiliana riguarda la Cina. Pechino è un partner commerciale di primaria importanza per Brasilia, soprattutto per le esportazioni agricole e di materie prime. I rapporti comprendono inoltre investimenti, infrastrutture e collaborazioni in diversi settori industriali e tecnologici.
Lula intende mantenere aperti questi canali, rafforzando al tempo stesso il ruolo del Brasile nei BRICS, il raggruppamento delle principali economie emergenti. L’obiettivo è accrescere il peso internazionale del Paese e promuovere un ordine economico nel quale le potenze emergenti dispongano di maggiore capacità decisionale.
Questo orientamento non significa necessariamente schierarsi contro gli Stati Uniti. La strategia brasiliana punta piuttosto a evitare una dipendenza esclusiva da un singolo partner e a sfruttare le relazioni con interlocutori differenti per tutelare gli interessi nazionali.
La difficoltà consiste nel mantenere questo equilibrio in un contesto internazionale sempre più competitivo. La Cina offre opportunità commerciali e finanziarie, ma il peso delle materie prime nelle esportazioni brasiliane pone anche il problema della diversificazione produttiva. Gli Stati Uniti restano essenziali per altri flussi commerciali e finanziari, mentre l’Unione europea può rappresentare un interlocutore importante per gli investimenti, la transizione energetica e gli accordi commerciali.
Il Brasile può quindi ambire a un ruolo autonomo, ma dovrà dimostrare di saper trasformare la propria posizione geopolitica in benefici concreti per l’economia nazionale.
Schlein: «Con Lula ha vinto la democrazia»
La vittoria del presidente brasiliano ha suscitato reazioni anche in Italia. La segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, ha commentato il risultato sui social sostenendo che con Lula abbia vinto la democrazia e che gli elettori abbiano respinto il potere delle destre nazionaliste e le ingerenze di Donald Trump.
Una lettura politica che riflette la vicinanza del PD al presidente brasiliano, ma che si inserisce anche in un dibattito internazionale più ampio sul rapporto tra governi conservatori, sovranità nazionale e influenza delle grandi potenze.
Al di là delle interpretazioni dei partiti italiani, il dato centrale resta quello elettorale: Lula ha ottenuto la maggioranza dei voti validi, mentre Flávio Bolsonaro conserva il sostegno di una parte consistente del Paese.
La vera questione sarà capire come questa divisione si rifletterà sulla governabilità e sulla capacità del nuovo esecutivo di realizzare il proprio programma.
La contestazione di Flávio Bolsonaro e la tenuta istituzionale
Il risultato elettorale è stato contestato da Flávio Bolsonaro, che ha annunciato l’intenzione di chiederne l’annullamento. Al centro delle polemiche c’è anche la decisione di prolungare di due ore le operazioni di voto in alcune circostanze, in seguito a problemi nei trasporti e alle condizioni meteorologiche.
La contestazione dovrà essere valutata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento brasiliano. La presentazione di un ricorso, da sola, non dimostra l’esistenza di irregolarità tali da compromettere il risultato nazionale.
La questione è comunque delicata, perché il Brasile ha già attraversato una fase di forte tensione istituzionale dopo le elezioni del 2022, quando la mancata accettazione della sconfitta da parte di Jair Bolsonaro contribuì ad alimentare la crisi culminata negli assalti alle sedi delle istituzioni federali di Brasilia l’8 gennaio 2023.
La priorità sarà garantire che ogni contestazione venga esaminata con trasparenza, nel rispetto delle procedure e delle decisioni definitive delle autorità competenti.
Il quarto mandato tra welfare, debito e crescita
La vittoria elettorale non elimina i problemi economici e sociali del Brasile. Il costo della vita, il potere d’acquisto, la sicurezza pubblica e le disuguaglianze restano questioni centrali per milioni di cittadini.
Lula dovrà conciliare la continuità delle politiche sociali con la necessità di mantenere sostenibili i conti pubblici. Il governo dovrà inoltre favorire gli investimenti, migliorare le infrastrutture, sostenere la produttività e creare opportunità di lavoro qualificato.
Un altro terreno strategico sarà la tutela dell’Amazzonia e la transizione energetica. La protezione ambientale può rafforzare il ruolo internazionale del Brasile e favorire nuovi investimenti, ma dovrà confrontarsi con le esigenze delle attività agricole, industriali e delle comunità che vivono nelle aree interessate.
Anche il rapporto con il Congresso sarà determinante. Senza un sostegno parlamentare adeguato, l’attuazione delle riforme economiche e sociali potrebbe incontrare ostacoli significativi.
La rielezione a ottant’anni conferma inoltre la centralità personale di Lula nella politica brasiliana. Per il Partito dei lavoratori si pone però una questione di lungo periodo: costruire una classe dirigente capace di garantire continuità al progetto politico anche oltre la figura del presidente.
Una vittoria elettorale, una sfida ancora tutta da giocare
Lula ha conquistato il quarto mandato con una maggioranza chiara, ma non dispone di un Paese politicamente pacificato. La destra conserva un consenso vasto, la contestazione del risultato alimenta incertezza istituzionale e i mercati chiedono segnali concreti sulla politica fiscale.
Sul piano internazionale, il Brasile continuerà a rivendicare una posizione autonoma nei rapporti con Washington, Pechino e gli altri partner globali. La capacità di mantenere aperti questi canali senza compromettere la stabilità economica sarà uno dei principali banchi di prova del nuovo mandato.
La giornata finanziaria del 26 ottobre mostra quanto rapidamente le aspettative politiche possano tradursi in movimenti economici. Ma il futuro del Brasile non sarà deciso soltanto dalle oscillazioni del real o dalle reazioni della Borsa.
A fare la differenza saranno le scelte del governo, la credibilità dei suoi impegni economici, la capacità di dialogare con l’opposizione e i risultati concreti per cittadini e imprese.
Lula ha vinto le elezioni. Ora deve dimostrare di poter governare un Paese diviso e difendere il ruolo internazionale del Brasile senza trasformare la sovranità nazionale in isolamento economico.































