La riforma della legge elettorale torna al centro del confronto politico e accende uno scontro diretto tra governo e opposizioni. Da una parte la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati conferma che il centrodestra è pronto ad approvare una nuova legge anche contando soltanto sui voti della maggioranza.
Dall’altra il Partito democratico accusa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di voler cambiare le regole del gioco per timore di una futura sconfitta elettorale.
In un’intervista a Repubblica, Casellati chiarisce senza esitazioni che l’ipotesi di procedere senza l’intesa con le opposizioni è sul tavolo. Alla domanda se la maggioranza sia pronta ad andare avanti anche da sola, la ministra risponde che le sembra persino ovvio.
Allo stesso tempo apre alla possibilità di consultazioni con le minoranze, sulla falsariga di quelle già sperimentate per il premierato e per il salario minimo, ricordando che si tratta di un metodo già utilizzato in passato e non di una novità.
La formula delle consultazioni fu inaugurata nel maggio 2023 con il cosiddetto cantiere delle riforme istituzionali, quando Giorgia Meloni ricevette le delegazioni dei partiti alla Camera. Da lì partì il percorso che ha portato alla riforma sul premierato, approvata in prima lettura al Senato nel giugno 2024 e ancora all’esame della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
Ora il tema è il sistema di voto. Casellati sottolinea che, qualora si procedesse a una nuova legge elettorale, si terrà conto anche del premierato, ma precisa che formalmente non esiste ancora un tavolo di confronto.
In realtà, da mesi esiste un coordinamento tra i partiti della maggioranza, ciascuno con un proprio delegato, e il modello di riferimento sarebbe già stato individuato in un sistema proporzionale con premio di maggioranza.
Le opposizioni, al momento, restano ai margini del confronto, anche se la ministra assicura che il dialogo non verrà evitato e che il tempo per il confronto non è mai troppo, a patto di arrivare a un punto di caduta condiviso.
Di segno opposto la reazione del Partito democratico. Il capogruppo al Senato Francesco Boccia, intervenendo a Rai Radio1, accusa la maggioranza di aver toccato il fondo nella discussione pubblica.
Secondo Boccia, dopo aver rivendicato per anni una vittoria elettorale fondata sulla propria forza politica, oggi la destra ammetterebbe implicitamente di aver vinto nel 2022 solo grazie alla divisione del centrosinistra. Da qui, sostiene, nascerebbe la spinta a cambiare la legge elettorale per paura di non vincere più.
Boccia ricorda di non aver mai apprezzato l’attuale legge elettorale e di non averla votata, ma contesta il principio di modificarla per convenienza politica. Aggiunge che il Pd non parteciperà a trattative informali o a giochi fuori dal Parlamento e che il confronto potrà avvenire solo su un testo ufficiale presentato dalla maggioranza o in un dialogo trasparente tra schieramenti.
Il confronto sulla legge elettorale si preannuncia quindi come uno dei principali terreni di scontro dei prossimi mesi.
Al di là delle dichiarazioni di apertura al dialogo, resta la distanza politica tra chi rivendica il diritto della maggioranza di decidere e chi denuncia il rischio di un uso strumentale delle regole democratiche. Ed è proprio su questo crinale, tra legittimità formale e opportunità politica, che si giocherà una partita destinata a segnare non solo il voto, ma anche la qualità del confronto democratico nel Paese.































