Anche se in genere i media italiani hanno liquidato in modo per lo meno inesatto, l’esperienza di Luigi Pallaro al Senato durante l’ultimo governo Prodi dal 2006 al 2008, dichiarandolo colpevole – insistiamo in modo inesatto – della caduta del governo del Professore, la situazione potrebbe ripetersi nella prossima legislatura, ma di questo non sembrano accorgersi gli opinionisti che negli ultimi giorni parlano delle prospettive del prossimo voto.
Cerchiamo di ricordare como sono andate le cose.
Nel 2006, l’Unione, la coalizione di centrosinistra che portò Prodi al governo, ottenne una netta maggioranza alla Camera, grazie alla legge elettorale, il cosiddetto "Porcellum" che assegna un premio di maggioranza alla coalizione che vince le elezioni, su base nazionale. Cioè chi vince le elezioni ottenendo la maggioranza relativa dei voti nel conteggio a livello nazionale, ottiene un numero di deputati, il "premio", che gli assicura una maggioranza di 340 seggi (su 630), in modo da poter assicurare l’approvazione alla Camera delle leggi che il governo ritiene importanti.
Al Senato però, il premio scatta a livello regionale, assegnando il 55 per cento dei seggi alla coalizione vincente in ogni regione. Ciò significa che una forza può perdere a livello nazionale, ma vincere in alcune regioni. Se le regioni in questione sono tra quelle più importanti per il numero di residenti, il premio è anch’esso più importante. I giornali sottolineano il caso della Lombardia: chi vince, anche con un solo voto di scarto, manda a Palazzo Madama ben 27 senatori, mentre il secondo manda solo 12. La situazione si ripete in altre regioni molto popolate come Piemonte, Veneto, Lazio, Campania, Sicilia.
Come spiegava nel Corriere della Sera di ieri M. Antonietta Calabrô @maria_calabro la sconfitta del Pd in Lombardia e in un’altra regione importante per il numero di senatori, costringerebbe la coalizione di Bersani ad accordarsi con la coalizione di centro di Monti, Casini, Fini ed altri.
Ma cosa succederebbe se, comunque, non si raggiungesse una maggioranza importante?
La maggioranza al Senato si ottiene con non meno di 158 senatori.
Ecco, quel numero, 158, ci riporta ai giorni del governo Prodi che, inizialmente aveva al Senato una maggioranza costituita da 164 senatori. Ad essi si aggiungeva il voto di un indipendente, il sen. Luigi Pallaro, eletto nella lista delle "Associazioni Italiane in Sud America". Una lista indipendente costituita per rappresentare la collettività italiana nell’America Meridionale, a partire della sua caratteristica principale: l’associazionismo.
Durante la campagna, Pallaro aveva annunciato che avrebbe appoggiato la maggioranza eletta dagli italiani in Italia. Coerentemente quindi, aveva annunciato il suo appoggio a Prodi. Un appoggio che non ha fatto mancare ad eccezione delle votazioni su questioni etiche, come quella del matrimonio gay.
Quella coalizione era costituita da 11 partiti ma cominciò a sfilacciarsi quasi da subito e a poco a poco i senatori dei partiti più radicali, si ritirarono dalla coalizione. Il voto di Pallaro quindi, diventò sempre più determinante. A fine gennaio 2008 ci fu un voto di fiducia al Senato. Il governo fu sconfitto con 156 voti favorevoli, 161 contrari e 1 astenuto (voto che viene considerato contrario) e i senatori della maggioranza che votarono contro, determinando la caduta del governo, furono: Barbato, Mastella, Dini, Turigliato, Fisichella e De Gregorio. Pallaro era assente, ma anche se fosse stato a Roma, il suo voto non avrebbe salvato il II governo Prodi.
I calcoli che presentano in questi giorni i media, su possibili scenari elettorali, non prendono in considerazione gli eventuali risultati all’estero.
Ma se il risultati delle elezioni confermeranno i pronostici che si fanno oggi, la nuova legislatura potrebbe vedere la riedizione dell’esperienza del governo Prodi.
In quel caso un altro senatore eletto all’estero (Pallaro ha deciso di non candidarsi) potrebbe essere determinante per le sorti del futuro governo.
Marco Basti
































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