Il responsabile europeo del Maie, Gianluigi Ferretti, mi ha rivolto, tramite ItaliaChiamaItalia, un appello ad accettare una candidatura nel Maie in vista delle imminenti elezioni politiche. Sono grato a Ferretti per l’attenzione rivoltami e per le parole di stima: il Maie ha deciso di correre da solo alla Camera dopo la rottura delle trattative con la “Lista civica per Monti”. A quanto pare lo staff di Italia Futura temeva che i candidati indicati da Fli e dal Maie, ben radicati sul territorio ed espressione reale di quella società civile citata spesso a sproposito dai loro intellettuali da salotto, potessero ottenere risultati ben superiori rispetto a candidati probabilmente calati dall’alto senza una reale conoscenza delle problematiche degli italiani all’estero.
Il Maie, guidato da Ferretti, saprà far valere le istanze degli italiani residenti oltre-confine. I candidati scelti sono persone di prim’ordine, attivamente impegnate nelle realtà locali dove sono diventati, nel corso degli anni, punti di riferimento inamovibili delle nostre collettività.
Il Maie è stato vicino alle vittime del caso Giacchetta, ed è impegnato in una attenta analisi per migliorare i servizi e le strutture dai consolati agli organismi di rappresentanza.
Impegni di lavoro mi obbligano a declinare l’invito non senza aver ringraziato il coordinatore europeo Ferretti, quello del Belgio Giordano Gardelli che mi aveva rivolto analogo invito poco prima.
Spero che l’avv. Carlo Alberto Brusa, principe del foro parigino, espressione di una società civile italiana che si è saputa far apprezzare all’estero, accetti la candidatura e porti con onore la responsabilità di rappresentare la Francia all’interno della lista Maie.
Il mio auspicio è che in questa campagna elettorale il lavoro sia al centro del dibattito politico.
Il Generale de Gaulle aveva molto a cuore il lavoro ed il rispetto della dignità del lavoratore. Fu lui che introdusse il sistema di partecipazione agli utili d’impresa per i lavoratori. I grandi temi del lavoro devono essere al centro del dibattito politico. E’ moralmente inaccettabile che imprese che hanno usufruito di aiuti di vario tipo dalla collettività nazionale, chiudano e delocalizzino le proprie produzioni. Come è moralmente inaccettabile che talune imprese licenzino persone tra i 40 e i 50 anni per rimpiazzarle con giovani pagati molto meno. Una società che non rispetta il lavoro è una società destinata al fallimento.
Ma rispettare il lavoro significa anche ridurre il cuneo fiscale e gli oneri che gravano sul lavoro. Occorre una lotta decisa al dumping sociale fatto da aziende che invadono i nostri mercati con merci fabbricate in paesi che non rispettano alcuna delle norme e dei balzelli che sono imposti ai nostri produttori europei. L’Europa deve diventare sociale e non può essere lasciata nelle mani di tecnocrati e burocrati impazziti al soldo di banche e di lobby finanziarie. Bisogna ripartire dal lavoro!
































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