Caro Direttore,
ho letto soltanto stamattina le solite frasi sconnesse del solito Cesare Sassi, che comincia dandomi del paranoico, termine a lui molto congeniale. La "paranoia" infatti – cito il dizionario scientifico italiano – indica una contingenza di disturbo mentale lucido, caratterizzato dalla convinzione delirante del paziente di essere perseguitato (o, più specificatamente, dall’ideazione che qualcuno o qualcosa abbia intenzione di nuocergli). Questa condizione è spesso caratterizzabile come una degenerazione patologica di alcuni tratti caratteriali come la diffidenza, l’inclinazione al pregiudizio o l’insicurezza.
Esempi piuttosto comuni sono la convinzione di essere pedinati e spiati, di essere avvelenati, di avere una qualche malattia prodotta da azioni nocive di persecutori, di essere circondati da persone inaffidabili o cattive, di voler essere allontanati dalla società verso posti lontani dove terzi potranno approfittare della propria mente. In caso di paranoia a tema persecutorio, quando scatta la paranoia, il paranoico attacca la persona di cui si sente vittima in modo del tutto ingiusto e irragionevole; uno dei sintomi più evidenti della paranoia è la mancanza di modestia e la totale scomparsa del senso di autoironia, sia rispetto a se stesso, sia rispetto agli incarichi o alle funzioni che svolge socialmente. Il paranoico ha infatti una struttura giudicante molto rigida, protegge il suo io con strutture della negazione e della proiezione; dopo che scatta la paranoia l’aggressività propria viene vista regolarmente nell’ambiente esterno. Molti serial-killer sono stati identificati come paranoici. La loro volontà di vendetta era in realtà la voce incorporea della loro stessa paranoia, di cui molti si sono definiti vittime. Raramente i paranoici si considerano malati ed in genere si sottopongono a terapia solamente se fermamente invitati a farlo.
Ecco, Sassi si sente perseguitato dal sottoscritto, perché mi sono permesso di scrivere qualcosa sulla sua candidatura. Ha scritto che lo Stato finanzia il mio giornale – sbagliato, contribuisce forse e in minima parte. Sono contributi e non finanziamenti, e rispetto agli altri quotidiani che percepiscono 3 milioni di euro l’anno, alla società editrice di Gente d’Italia arrivano 340mila euro l’anno (e impieghiamo 4 giornalisti professionisti, 5 giornalisti tra praticanti e pubblicisti e due impiegati, pagando ogni anno, solo tra stipendi al minimo contrattuale e tasse al ministero del lavoro, circa 450mila dollari come si evidenzia dai bilanci certificati presentati ogni anno alla Presidenza del Consiglio).
Ma Sassi si arrabbia perché ho scritto che dice di essere stato uno dei fondatori della Lega, che Tremaglia chiese anche il suo certificato penale (me lo confermò Enzo Centofanti quando io, purtroppo, lo proposi al povero Zoratto come presidente del CTIM Florida quando nessuno lo conosceva). Si arrabbia e va in escandescenza e cerca di sparare a zero sul giornale che dirigo, invece di rispondere ad alcune domande sul suo operato, visto che si è presentato come candidato-senatore della Repubblica.
Per esempio, e’ vero Cesare Sassi è stato denunciato alla Procura della Repubblica per usura? E’vero che la sua società americana pratica mutui e prestiti personali ad un tasso maggiore rispetto a quello comune? E’ vero che sta cercando di sfrattare una terremotata dell’Emilia Romagna per un debito di 5mila dollari?
E la smetta di dire che il suo amico Paglialonga non è ricercato: le accludo, caro direttore, i fonogramma della polizia spagnola. E ora Sassi risponda se ha il coraggio o taccia per sempre; e mi ringrazi se queste domande le ho poste soltanto alla fine della sua campagna elettorale.
































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