Nuova ecatombe in Iraq: un’ondata di attentati con 18 autobomba ha scosso oggi il Paese provocando 83 morti e 190 feriti, secondo fonti della sicurezza e ospedaliere. La maggior parte degli attacchi ha colpito aree popolate da sciiti, facendo ritenere che i responsabili siano gruppi estremisti sunniti, tra i quali Al Qaida, con l’obiettivo di provocare una nuova guerra civile interconfessionale come quella che insanguino’ il Paese tra il 2006 e il 2007. Ben 12 degli attentati si sono verificati a Baghdad e nei suoi dintorni, con un bilancio di non meno di 55 morti e cento feriti. Il bilancio piu’ pesante si registra a Hurriya, una localita’ a maggioranza sciita a nord-ovest della capitale, dove ben cinque autobomba sono state fatte esplodere vicino a due banche e ad un affollato mercato locale provocando 27 morti e 43 feriti. In citta’ esplosioni sono avvenute nel distretto di Shurta, dove una folla di lavoratori giornalieri era in attesa di un impiego, nel grande quartiere sciita di Sadr City, in quelli di Ur, Jamiaa, Mansur, Nuariya, Kadhimiya e a Mahmudiya, 35 chilomeri a sud della capitale.
Altre esplosioni sono avvenute nelle citta’ di Kut, 180 chilometri a sud di Baghdad, Samawa, 340 chilometri a sud-ovest, e Bassora, 550 chilometri a sud. Non lontano da Tikrit, 200 chilometri a nord-ovest di Baghdad, il comandante di un reggimento di polizia, Hammad al Dulaimi, e’ stato ucciso da una bomba con due sue guardie del corpo. Mentre una fonte di polizia ha detto che dieci insorti sono morti durante un’operazione congiunta della polizia e dell’esercito nella stessa regione. Il rappresentante facente funzioni dell’Onu in Iraq, George Boston, ha espresso "shock e preoccupazione per l’innalzamento del livello di violenza". Mentre il ministero dell’Interno ha detto che il Paese "si trova a fronteggiare una guerra aperta da parte di forze settarie e assetate di sangue".
Sono oltre 900 le persone uccise in attentati dall’inizio di luglio. Gli attacchi di oggi sono avvenuti una settimana dopo un’evasione dal carcere di Abu Ghraib, a ovest di Baghdad, di almeno 500 detenuti, molti dei quali appartenenti allo Stato islamico dell’Iraq, l’organizzazione di Al Qaida nel Paese. La fuga di massa e’ avvenuta grazie a un attacco compiuto contro questa prigione e quella di Taji, a nord della capitale, con l’impiego di 15 attentatori suicidi che si sono fatti saltare in aria a bordo di autobomba. Il generale Abdul Amir al Shirazi, il comandante delle operazioni militari a Baghdad, ha detto che 349 degli evasi sono stati nuovamente arrestati, ma l’episodio ha messo in evidenza negligenze e complicita’ all’interno delle stesse forze di sicurezza e guardie carcerarie. Maliki ha ordinato nei giorni scorsi la rimozione del direttore del sistema penitenziario del Paese e l’arresto di alcuni alti ufficiali della polizia.
































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