Il governo Monti, lavandosene le mani e dando ampia facoltà ai Comuni di fare cassa sulle nostre spalle, con l’approvazione di quasi tutti i nostri rappresentanti eletti all’estero nonche’ la vergognosa complicità e la scarsa lungimiranza da parte di tutti quei sindaci che dovrebbero conoscere, valorizzare ed onorare la storia dei loro territori, impregnata marcatamente dal fenomeno migratorio – fenomeno mai assopito caratterizzato ultimamente da una progressione graduale e costante che alimenta quel fenomeno di desertificazione che alcuni dati statistici riscontrano per il futuro in alcuni territori nazionali – hanno determinato il crearsi di una situazione discriminatoria insostenibile.
Se non interverranno modifiche ad hoc, in moltissimi piccoli centri, per effetto del decreto legge all’esame del governo, gli unici a pagare l’Imu sulla casa, assoggettata dall’80% dei Comuni all’aliquota seconda casa, saranno gli italiani all’estero.
Indipendentemente da come andranno le cose, non ci sfugge tuttavia l’occasione per fare i nostri piu’ sinceri complimenti ai nostri cari sindaci e cari consiglieri, che in nostra assoluta assenza, nei consigli e/o nelle giunte, adottano decisioni a loro piacimento, poggiate non si sa neanche su quali valutazioni, che spesso non e’ possibile ne’ leggere ne’ sapere, in modo quasi dittatoriale. Bisogna comunque riconoscere loro la bravura nell’aver saputo individuare le mucche da mungere, come avviene del resto gia’ da molti anni a proposito di quella che si puo’ definire una vera e propria "estorsione legalizzata". Ci si riferisce al pagamento della Tarsu i cui criteri di ripartizione degli oneri vede il trionfare del principio di equita’ tra noi e residenti non iscritti all’Aire. Mai nessuno dei cari amministratori si e’ sentito in dovere di riconoscere ed individuare criteri equi di ripartizione che tenessero conto dei vari parametri oggettivi.
Non possiamo rassegnarci all’accettazione passiva di una tale situazione ne’ per i nostri padri ne’ per i nostri figli! Faremmo un torto alla nostra storia!
Dobbiamo attivarci con tutti i nostri mezzi e far leva sui nostri rappresentanti eletti presso il Parlamento affinché costante, serio e attento sia il loro impegno e il loro prodigarsi a portare avanti le nostre prerogative e a trovare ad esse, di comune accordo, eque soluzioni. Contiamo per l’immediato sugli interventi annunciati dai sen. Micheloni (Pd) e Di Biagio (SC) in occasione della discussione del Decreto Legislativo del nuovo governo che prevede il rinvio della rata per la prima casa. Non potremo invece contare sull’impegno, in questa importante circostanza, da parte dell’on. Garavini che, defilandosi inspiegabilmente ed elegantemente, ha ritenuto, unitamente ad alcuni suoi colleghi, di presentare un disegno di legge al riguardo ignorando la L. 75 del 1993 che, come invece sostiene il sen. Di Biagio, ha già stabilito il riconoscimento delle nostre abitazioni in Italia come prima casa. Non avendo avuto lettura di notizie al riguardo, speriamo che anche gli altri eletti intervengano tempestivamente e diligentemente onorando il loro impegno. Fra giorni, ovviamente, ne sapremo molto di più.
Sia chiaro, noi italiani all’estero ci aspettiamo ed auguriamo che il governo in carica, in primis, riconosca il diritto di equità di trattamento tra noi ed i cittadini residenti sul territorio nazionale e tra noi residenti all’estero assoggettando le nostre case allo stesso trattamento fiscale che sarà previsto per le prime case dei nostri connazionali in Italia. Non accettiamo il reiterarsi di una logica perversa e schizofrenica da parte di politici e di governi tendente a legiferare, direttamente, sulle questioni che riguardano la regolamentazione fiscale su beni esistenti sul territorio nazionale appartenenti ai connazionali residenti in loco e demandando, invece, ai Comuni, il compito di legiferare sugli stessi tipi di beni, in modo diverso e discriminatorio, qualora essi appartengano a cittadini residenti all’estero. E’ ora di finirla e di dimostrare più serietà e senso di responsabilità, rispettando la Carta Costituzionale!
































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