La crisi non e’ finita. Il monito arriva nel G20 di San Pietroburgo, il primo summit in cui il clima sembra essere davvero cambiato rispetto alle tensioni degli ultimi anni. Non si respira piu’ quel senso di emergenza caratterizzato dalla recessione e da devastanti turbolenze finanziarie. Ma i leader mondiali, nel mettere a punto il comunicato finale, hanno voluto inviare un messaggio chiaro: non e’ il momento di abbassare la guardia. E questo vale anche per la lotta all’evasione: dal 2015 – e’ l’impegno riportato nel comunicato ufficiale – scatteranno gli scambi automatici di informazione cosi’ come richiesto dall’Ocse I rischi, soprattutto per il sistema bancario, restano infatti elevati, e a preoccupare e’ la debolezza della ripresa in alcuni Paesi, passando per il rallentamento della corsa delle economie emergenti. Per questo – e’ stato ribadito nero su bianco – il sostegno alla crescita e all’occupazione devono diventare le priorita’ assolute, in tutti i Paesi. Un concetto che hanno ribadito anche il presidente americano, Barack Obama, e quello cinese, Xi Jin Ping, nel faccia a faccia avuto prima dell’inizio dela seconda giornata di lavori del G20.
Anche per la numero uno del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ”resta molto da fare”. E in questo senso il piano di azione messo a punto dal G20, che punta soprattutto sull’aumento della spesa per gli investimenti nelle infrastrutture e nella formazione professionale, va nella giusta direzione. E qui si apre il capitolo sulle politiche monetarie portate avanti dalle principali banche centrali per aiutare la ripresa economica. Nel documento finale del G20 vengono riprese le preoccupazioni dei Paesi emergenti, i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, Argentina, India, Cina e Sudafrica), da giorni in pressing soprattutto sugli Stati Uniti. Temono infatti ripercussioni su tutta l’economia mondiale dal ritiro delle misure straordinarie messe in campo dalla Fed, ma anche dalla Bce. ”Le attuali politiche monetarie devono essere cambiate con prudenza e in maniera calibrata”, si afferma, sottolineando la necessita’ che tali politiche restino per il momento mirate alla ripresa dell’economia. E anche Lagarde insiste sulla necessita’ di assicurare che l’uscita dalle politiche monetarie ‘non convenzionali’ sia ”ordinata e chiaramente comunicata”. L’accordo piu’ concreto raggiunto a San Pietroburgo, pero’, e’ quello sulla lotta all’evasione e all’elusione fiscale, soprattutto delle grandi multinazionali. I Paesi del G20 impegnano a operare una stretta, cosi’ come sul fronte dei paradisi fiscali. E lo scambio di dati fiscali in modo automatizzato e’ una vera e propria martellata contro l’evasione fiscale. Un passo avanti importante grazie al quale nei prossimi anni molte cose potrebbero cambiare davvero.
































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