La fuga dei giovani qualificati dal Mezzogiorno continua ad avere un peso significativo sull’economia delle regioni meridionali.
Secondo una ricerca Svimez, la formazione dei giovani del Sud che successivamente emigrano verso il Nord rappresenta un investimento di circa 2 miliardi di euro.
Una risorsa che, una volta trasferita, contribuisce per circa 3 miliardi di euro ogni anno al Pil delle regioni di destinazione.
Il fenomeno dell’emigrazione interna italiana ha assunto nel tempo caratteristiche profondamente diverse rispetto al passato. Dopo i grandi flussi migratori degli anni Cinquanta e Sessanta e una fase di relativa stabilità nei decenni successivi, dagli anni Novanta gli spostamenti dal Sud verso il Nord hanno ripreso a crescere.
A cambiare, però, sono soprattutto i protagonisti. Sempre più spesso a lasciare il Mezzogiorno sono giovani con livelli di istruzione medio-alti, laureati e persone qualificate che si spostano per studiare e, successivamente, per trovare opportunità professionali più favorevoli.
La Puglia perde soprattutto giovani laureati
Un dato significativo arriva dalla Puglia. Secondo un recente lavoro dell’Arti, l’Agenzia regionale per l’innovazione, nel 2023 dalla regione sono emigrati 33 laureati ogni mille giovani con un titolo di istruzione terziaria. Un dato che colloca la Puglia tra le regioni italiane maggiormente interessate dalla mobilità dei giovani qualificati, insieme ad altre realtà del Mezzogiorno.
Le scelte universitarie rappresentano uno dei fattori che possono orientare questo percorso. La decisione su dove frequentare l’università, infatti, può anticipare quella relativa alla futura sede di lavoro, favorendo la permanenza dei giovani nei territori nei quali hanno studiato.
In Puglia circa il 70% degli studenti sceglie un ateneo della propria regione, una percentuale in linea con la media nazionale. Più contenuta, invece, è la capacità degli atenei pugliesi di attrarre studenti provenienti da altre regioni.
Università e servizi, una sfida per il Mezzogiorno
Tra i fattori che possono incidere sulla capacità di attrazione del territorio rientrano anche i servizi destinati agli studenti universitari. In questo ambito emergono differenze significative tra le regioni.
In Puglia sono disponibili 15,5 posti nelle mense e 24,3 posti letto ogni mille studenti. Per un confronto, in Calabria i valori sono rispettivamente di 41,5 e 60,8 posti, mentre in Sardegna si attestano a 30,5 posti nelle mense e 27 posti alloggio ogni mille studenti.
La mobilità dei giovani qualificati diventa così anche una questione economica e territoriale. Il Mezzogiorno sostiene i costi della formazione, ma una parte significativa del capitale umano formato nelle regioni meridionali finisce per alimentare la crescita di altri territori.
Il tema della fuga dei cervelli dal Sud si intreccia quindi con quello della capacità delle regioni meridionali di offrire opportunità di studio, servizi e prospettive professionali sufficienti a trattenere i propri giovani e, allo stesso tempo, ad attrarne di nuovi.




























