C’è anche una storia familiare dietro il viaggio a New York di Maurizio Gasparri.
In occasione delle iniziative legate all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato ha reso omaggio a Ellis Island e alla Statua della Libertà, ricordando il nonno Clemente, emigrato dalla Campania negli Stati Uniti nel 1926.
Una vicenda personale che si intreccia con quella di milioni di italiani che, tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, lasciarono il proprio Paese alla ricerca di lavoro e di migliori condizioni di vita.
Dal piccolo paese della Campania a New York
Clemente Gasparri era originario di Roscigno, nell’entroterra campano. Un territorio segnato all’epoca dalla povertà, da un’agricoltura difficile e dalle condizioni particolarmente complesse della vita nelle aree interne.
Per raggiungere gli Stati Uniti arrivò a Napoli, dove si imbarcò sul piroscafo Conte Rosso diretto verso l’America. Il suo obiettivo era lavorare e costruire un futuro per la propria famiglia.
«Il piroscafo si chiamava Conte Rosso. Lui era partito da Roscigno. Campania interna e profonda. Zone difficili. Terreni franosi. Una agricoltura povera. Arrivò a Napoli per imbarcarsi. Si chiamava Clemente Gasparri. Era mio nonno. Morì molto prima che nascessi e quindi non l’ho conosciuto. Ma in famiglia si parlava di questo uomo coraggioso, che salpò dalla Campania per andare a lavorare a Nuova York. Per dare un futuro ai suoi figli».
Gasparri ha raccontato la storia del nonno in un articolo pubblicato da Il Tempo, ricordando come Clemente, dopo l’esperienza negli Stati Uniti, sarebbe poi tornato a Roscigno, dove morì.
Il nome ritrovato negli archivi di Ellis Island
Anni dopo, Gasparri ha cercato le tracce del nonno negli archivi della Fondazione Ellis Island, l’isola che per milioni di emigranti rappresentò il primo approdo negli Stati Uniti e il luogo nel quale venivano effettuati controlli e procedure di ingresso.
«Qualche anno fa andai a cercare sul sito della Fondazione Ellis Island, l’isola alle porte della metropoli americana dove arrivavano gli emigranti e dove si effettuavano controlli e quarantena, il nome di mio nonno Clemente. Trovai i fogli compilati all’epoca dalle autorità americane. Nome, piroscafo, data di arrivo, il luogo di origine e anche il nome della moglie, la nonna Nicolina, rimasta a Roscigno a crescere figli e coltivare ulivi».
Documenti capaci di restituire concretezza a una storia tramandata in famiglia: un nome, una data, il nome della nave, il paese d’origine e quello della moglie rimasta in Italia a occuparsi della famiglia.
Il ricordo davanti alla Statua della Libertà
Ed è proprio davanti a Ellis Island e alla Statua della Libertà che Gasparri ha scelto di rendere omaggio a quel nonno mai conosciuto personalmente, ma rimasto presente attraverso i racconti familiari.
«Durante le giornate delle Nazioni Unite nella Grande Mela mi sono recato di fronte a Ellis Island e al cospetto della Statua della libertà per rendere omaggio a quel Nonno mai incontrato, ma sempre presente nei racconti di casa».
La storia di Clemente Gasparri diventa così il ricordo di una delle tante vicende individuali che compongono la grande storia dell’emigrazione italiana. Uomini e donne che lasciarono paesi e famiglie per cercare opportunità altrove, affrontando viaggi difficili e un futuro incerto.
«Clemente Gasparri fu uno dei tanti a sacrificarsi. Rispettando regole e procedure del suo tempo, in Italia e nel Nuovo Mondo».
A quasi un secolo di distanza, il nome di Clemente è tornato così davanti a Ellis Island, nel luogo che per generazioni di italiani ha rappresentato l’inizio di una nuova vita. Una storia di emigrazione, sacrificio e famiglia che continua a essere custodita e tramandata.





























