Europa, anima bella da valorizzare – di Margherita Genovese

Un discorso a braccio, di stampo kennedyano, giudicato forse accademico e retorico da quella parte dell’assemblea (e dei nostri politici) che si aspettava di sentir prevalere i temi economici rispetto a quelli valoriali. Ma Renzi è soprattutto questo: un comunicatore appassionato e coinvolgente, che quando spiega la sua visione politica sa anche volare alto; questa volta è riuscito a emozionare e a sorprendere grazie al potere evocativo dei riferimenti letterari e alla breve sintesi storica dei principi  fondanti della cultura occidentale. Sarà la "generazione Telemaco", ha affermato con foga, a raccogliere l’eredità dei padri e a guidare il cambiamento. Strappando applausi a un uditorio compiaciuto. 

Chi, come me, ha subito il fascino dell’utopia mazziniana, diventata dopo l’immane tragedia delle due guerre mondiali ideale di pace da realizzare per i nostri padri costituenti, fatica ad accettare il concetto prevalente di un mercato europeo fine a se stesso. Non si può ridurre una speranza di felicità condivisa a un mero trattato economico. Nè gli euroscettici possono vantare il diritto di demolire dalle fondamenta la casa comune semplicemente appellandosi alla necessità di cambiare la politica monetaria.

Il destino dell’Europa non può essere legato a un referendum sull’euro, ma deve poter spaziare dal riconoscimento dei diritti alla presa di coscienza dei doveri, dall’acquisizione di una cittadinanza soprattutto culturale al rigetto di ogni forma di egoismo nazionalistico in nome del bene comune.

Le parole di Renzi, che richiamano un’idea di comunità coesa e solidale nella difesa dei propri valori, capace di sviluppare benessere e garantire dignità anche alle popolazioni che vivono oltre le nostre frontiere, rispondono perfettamente alla    nostra visione del futuro prossimo, in cui l’Europa occupa innanzi tutto un ruolo di altissimo spessore intellettuale e morale. Sciocco e anacronistico romanticismo? Al contrario, svolta necessaria a costruire una sensibilità comune per una nuova partenza. Europa, non solo corpo da nutrire, ma anima bella da valorizzare; sei mesi di guida italiana possono riuscire a cambiare verso? Difficile crederlo, ma sarebbe nobile aspirazione ideale di una generazione consapevole che arrivasse perfino a pensare di poter cambiare verso al mondo.